È morto nel suo letto, come il suo eroe Tazio Nuvolari. Mario Poltronieri è scomparso mercoledi 18 gennaio a Milano, all’età di 87 anni. Poltronieri è stato per quasi 25 anni la voce della F1 sulla RAI. Il telecronista che in un’epoca di monopolio della Tv di stato ha fatto conoscere a tutti gli italiani i Gran premi di F1 e personaggi come Lauda, Hunt, Andretti, Villeneuve, Arnoux, Piquet, Alboreto fino ad Ayrton Senna. Di cui si trovò a dover commentare la morte in diretta nel GP San Marino di Imola nel 1994 all’ultimo anno da inviato tv RAI prima di andare in pensione. Dotato di una voce dal timbro brillante, di sagace parlantina e di grande spirito, Poltronieri non era soltanto un valente giornalista ma anche un grande tecnico dell’automobile. Aveva iniziato come pilota, ma più che correre in pista si era specializzato nei record di velocità.

Guidava le vetture da record dell’Abarth e stabilì oltre cento record mondiali negli Anni ‘50 a Monza sia con le Abarth 600 e 750 che con la speciale Abarth 1000 che aveva forma di “siluro” alla ricerca della massima penetrazione aerodinamica. Nel 1961 abbandonò il volante, divenne giornalista ed entrò alla RAI. Ma dovette aspettare una decina d’anni prima di diventare inviato di Formula Uno. All’epoca il telecronista RAI era Piero Casucci, reporter d’altri tempi, uomo di grande flemma e dalla voce tutt'altro che vivace. Poltronieri invece, con la sua verve e la grande competenza tecnica, quando cominciò a raccontare le corse in tv diede tutto un’altro sprint alle telecronache.

Era un’automobilismo che diventava maturo, abbandonava il bianco e nero e le telecronache noiose fatte di immagini spesso statiche e due sole telecamere che inquadravano poche curve di un intero circuito. Poltronieri dovette darsi da fare per appassionare alle corse gli spettatori di inizio Anni ‘70. Fu aiutato dall’esplosione della Ferrari: nel 1974 Lauda arrivò a Maranello, la Ferrari risorse, Poltronieri cominciò a narrare le gesta dell’austriaco e di Regazzoni e l’intera Italia si appassionò ai Gran Premi F1 che nel frattempo cominciavano ad essere trasmessi a colori. Poltronieri divenne la voce che narrava le gesta dei piloti e con la sua dua conoscenza tecnica spiegò a mezza Italia il cambiamento che le F1 stavano attraversando sotto la grande spinta dell’aerodinamica: alettoni, minigonne, sei ruote.

All’epoca di Poltronieri le telecronache cambiarono, la RAI cominciò a sperimentare la seconda voce in cabina e soprattutto “inventò” l’inviato dai box: Ezio Zermiani, che divenne il compare e la spalla di Poltronieri dai GP. Mario commentava in cabina, Ezio correva avanti e indietro per la pit lane e spesso i duetti tra i due - che non potevano avere carattere più diverso - diventarono occasioni di sketch, siparietti e prese in giro, con lo stesso Poltronieri che ironizzava in diretta sulla verve di Zermiani. Tanto era calmo, pacato e suadente Poltronieri, tanto era estroso e irriverente Zermiani e l’alternanza fra i due faceva effetto dai teleschermi. Zermiani poi aveva stabilito un rapporto speciale con Nelson Piquet che stava allo scherzo e si faceva intervistare nei momenti più disparati ma spesso tirava scherzi imprevedibili al telecronista fra la risate di Poltronieri.

Per tutti gli anni ‘80 il trittico di commentatori RAI alla F1 fu formato da Poltronieri, voce in cabina e uomo d’ordine di collegamento, dalla sua “spalla” tecnica, Gianfranco Palazzoli, ex pilota di vetture sport conosciuto sui circuiti con lo pseudonimo di “Pal Joe”, e da Ezio Zermiani ai box. I tre hanno raccontato la F1 a tutta l’Italia degli Anni ‘80 e primi anni ‘90. Poltronieri fu anche la voce dell’indimenticabile duello fra Villeneuve e Arnoux a Digione ‘79 e delle follie in pista di Gilles in quegli anni.

Ma quello era un automobilismo dove la parola ”pericolo” era ancora forte; così spesso Poltronieri si trovò in diretta tv a dover commentare tragedie e la morte di piloti che erano anche suoi amici: come quando dovette descrivere in diretta il rogo che portò alla morte di Williamson a Zandvoort 1973, o la tragedia di Riccardo Paletti a Montreal 1982. Ma sicuramente il momento più difficile per Poltronieri fu la telecronaca infinita del GP San Marino 1994, che vide la morte di Ayrton Senna in pista e Poltronieri dovette tenere aperta la diretta per ore per descrivere i momenti neri di quella triste giornata. Quel 1994 fu l’ultimo suo anno da telecronista: a fine stagione, compiuti i fatidici 65 anni, andò in pensione e lasciò la cabina a Gianfranco Mazzoni, attuale telecronista della F1. Ma continuò dagli schermi delle TV private a parlare di F1 come ospite in studio. Con Mario Poltronieri se ne va un pezzo di quell’automobilismo eroico che ha conquistato alle corse tanti appassionati.