E' un Jean Todt che non scioglie ancora la riserva sulla propria candidatura per un terzo mandato da presidente FIA, al termine dell'incarico che scadrà quest'anno. In mente ha sempre la riduzione dei costi, guardando al versante delle competizioni, al tempo stesso esclude qualsiasi ritorno al passato. La Formula 1 deve adottare una visione di medio-lungo periodo, concorda con Ross Brawn sulla necessità di programmare il futuro.

Se il direttore sportivo di Formula One Group ha caldeggiato uno stop alla rincorsa tecnologica, al parallelo tra Formula 1 e auto stradali, Jean Todt guarda alle energie alternative, alla riduzione continua dell'inquinamento nel motorsport. Perlomeno fino al 2020 avremo una Formula 1 che ruoterà intorno alle attuali power unit turbo ibride, un impegno confermato nel 2016 e dal quale si attende una continua diminuzione dei costi delle forniture. Quale via intraprendere oltre quella data?

«Una delle nostre responsabilità è di decidere dove dovranno essere la Formula 1, il rally, l'endurance nel 2021, nel 2030, non il prossimo anno. Ci sarà ancora il cuore dello sport ma dovrà prendere in considerazione l'evoluzione della società. Quando si vede l'enfasi posta sul cambiamento climatico, sull'inquinamento, sento abbiamo la responsabilità di contribuire. E' vero che una gara di Formula 1 crea meno inquinamento di un aereo che viaggia da Parigi a New York ma dobbiamo essere un esempio. E per esserlo non possiamo permetterci di creare inquinamento inutile, sarebbe l'immagine errata». Così, al periodico della FIA, Auto, insieme alla prospettiva di un futuro inevitabilmente legato all'idrogeno e alla possibilità, non remota, di una "zero-car" nei rally a guida autonoma tra qualche anno.

E' convinto che un ritorno ai motori aspirati, ai V8 o V10, «non sarebbe accettato dalla società. Sono sicuro, in realtà, che se dicessimo "si torna ai motori di 10 anni fa", molti costruttori non sosterebbero questa scelta. Sono convinto che almeno tre su quattro lascerebbero.

Sappiamo anche che la stabilità è essenziale, avere quanta più competizione possibile e proteggere gli investimenti. Non si può investire ogni anno in nuove tecnologie, non è finanziariamente sostenibile e già ci lamentiamo dei costi delle corse, della Formula 1, per me assurdi».

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Con buona pace dei nostalgici, il futuro è da tempo tracciato. Su quello più immediato, sui frutti della rivoluzione tecnica introdotta quest'anno, Todt non si sbilancia: «Macchine più larghe e maggior carico significa che saranno più veloci in curva, ma vorrà dire anche uno spettacolo migliore? E' da vedere. Credo che l'intrattenimento è sempre stata una priorità, quel che è cambiato è il modo di ottenerlo. Non solo nello sport, ma nelle nostre vice c'è stata una rivoluzione. Probabilmente nelle corse non ci siamo adattati a sufficienza alla rivoluzione. Credo semplicemente perché i leader globali non erano abituati a questo aspetto o pronti. Serve del tempo».

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