Sebastian Vettel si è accomodato alla rituale conferenza stampa pre Gran Premio col volto rilassato. La delusione di Silverstone è acqua passata e il pilota Ferrari è pronto a ricominciare la lotta contro Hamilton prima della pausa estiva. 

Il tedesco ha minimizzato la pressione psicologica dichiarando di affrontare la gara in Ungheria con la consueta concentrazione: “Credo di aver già affrontato parecchie gare difficili e non mi stresso troppo su queste cose. Sulla carta dovrebbe essere una gara favorevole alla Ferrari. Silverstone è stata una gara negativa mentre è andata molto bene a Mercedes. Ma non voglio stressarmi troppo: il fatto che sia l’ultima gara prima della pausa credo che non cambi nulla, possiamo fare lo stesso numero di punti che in qualsiasi altro circuito”. 

Impossibile non ripensare alla foratura di Silverstone, che ha mandato in frantumi un podio vitale in ottica mondiale. Tuttavia Pirelli ha concluso le indagini e il pilota non è uno abituato a piangere sul latte versato: “Abbiamo esaminato i dati con molta cura e stiamo cercando di capire i motivi assieme alla Pirelli, nel mio caso è stata una foratura lenta, ma ce ne siamo purtroppo accorto tardi e non ho potuto tornare prima box. Sentivo il degrado ma pensavo che la situazione fosse sotto controllo. Abbiamo preso parecchie misure anche per capire cosa potremmo fare in futuro se dovessimo trovarci nella stessa situazione. Comunque ho ricevuto la spiegazione e ho voltato pagina, si può discutere di due giri in più o in meno ma non possiamo cambiare il passato”.

Mercedes è stata messa sotto scacco nelle prime gare stagionali, quando Seb ha portato a casa il maggior numero di punti, ma ultimamente il vento sembra essere cambiato e le Frecce d'Argento sono tornate a farla da padrone: “Non sono in disaccordo, è un conteggio realistico ma se guardiamo alle gare nelle ultime due non abbiamo tratto il massimo. In Austria non ci mancava la velocità e siamo andati vicini a vincere. A Silverstone gli ultimi due giri non ci hanno aiutato ma sono cose che succedono a volte la cacca colpisce il ventilatore (he shit hit the fan, Ndr). Sappiamo che la macchina è competitiva e che possiamo lottare per la vittoria senza guardare solo a una gara dove le cose sono andate male per noi. Credo che non bisogna farsi distrarre dai risultati a breve termine. Silverstone è stato un weekend positivo per quello che abbiamo imparato sulla macchina”. 

Domenica Seb correrà la 50esima gara con la Scuderia. Sembra passata una vita dal 15 marzo 2015, quando vestì per la prima volta il rosso in gara. Due stagioni e mezzo: una promettente, una deludente e una mezza di speranza: “Credo che il tempo stia volando perché siamo sempre tutti molto impegnati. Quest’anno finora è stato molto positivo, mi sto divertendo ed è bellissimo far parte della famiglia Ferrari. La nostra missione è riportare la Ferrari al posto che le compete”. 

L’estate è normalmente la stagione in cui si rinnovano i contratti e anche quello di Vettel è in scadenza. Tuttavia Seb non dà peso alle “scartoffie”, preferendo concentrarsi sul mondiale: “Non ho ancora firmato un contratto: il nostro obiettivo non è preoccuparci dei documenti ma ottenere buoni risultati. Ora pensiamo alla gara poi al resto”. Pungolato nuovamente sulla questione ha ribadito il concetto, aggiungendo però un dettaglio che sembra confermare il rinnovo: “Non credo ci sia un ritardo, semplicemente stiamo lavorando molto e abbiamo altro a cui pensare. Nella pausa estiva ci sarà più tempo ora siamo concentrati sulla macchina: non c’è nessuna fretta, mi diranno loro quando sarà il momento”. 

Infine una riflessione sull’halo, il sistema di protezione confermato per il 2018 e già ribattezzato “infradito” dai non pochi detrattori della soluzione. Vettel ha potuto provare sia il cupolino Shield che l’Halo. E tra quale dei due preferisca non ci sono dubbi: Lo shield non mi era piaciuto molto perché limitava la visibilità. L’anno scorso provato halo, ti ci devi abituare ma non condiziona negativamente la visuale. Se n’è parlato parecchio e tutto sommato bisogna capire che è una soluzione in grado di aiutare noi piloti anche se posso capire chi dice che è un oggetto estraneo sulla monoposto. Ma dobbiamo progredire e deve essere chiaro per tutti. Se halo può darci più protezione e avesse potuto aiutare Justin Wilson (il pilota britannico deceduto nel 2015 dopo essere stato colpito da un pezzo di musetto durante la gara Indycar di Pocono, Ndr) tutti avremmo un’altra idea. Sarebbe ignorante e stupido rifiutarla. A me piacciono le monoposto così come sono ma negli anni ’60 e ’70 le macchine non avevano le ali, non ci sono più i motori V12… Credo che la maggior parte dei piloti apprezza questi progressi e penso che l’halo definitivo non avrà lo stesso aspetto di quello visto finora”.