Il circuito che ormai tradizionalmente chiude la stagione della Formula 1, quello di Yas Marina, è un tracciato lungo 5.554 metri piuttosto vario e impegnativo, con ben 21 curve. È anche per questo motivo che ospita i test post-stagionali. Possiamo infatti idealmente suddividerlo in tre zone ben definite e con differenti caratteristiche: il primo settore presenta curve parecchio veloci; il secondo offre lunghi rettilinei con staccate molto decise; infine il terzo è un misto stretto da bassa velocità ma ugualmente piuttosto tecnico.

In generale quella che ospita il GP di Abu Dhabi è una pista che mette alla frusta non solo il sistema frenante, ma anche le doti di trazione in uscita dalle curve da marce basse. È insomma fondamentale trovare un buon equilibrio generale, senza sacrificare troppo alcun aspetto. In ogni caso rende facile capire quali siano i punti di forza (come pure le debolezze) o le tendenze di set-up delle varie monoposto, proprio in virtù delle differenti prestazioni nelle varie zone.

Nella gara si aggiunge il fascino dell'ambientazione seminotturna, dato che FP2, qualifiche e GP si corrono a cavallo del tramonto (e ciò rende però meno significative le libere 1 e le libere 3) dato che iniziano giusto mezz'ora prima del calare del sole. Mentre dal punto di vista dei pneumatici, questo tracciato non risulta oltremodo gravoso ed è quindi stato possibile per la Pirelli portare le tre mescole più morbide nell'attuale gamma (in attesa delle più morbide mescole 2018): soft, supersoft e ultrasoft.

Rispetto al 2016 non sono state apportate variazioni significative al circuito: solo strati addizionali di barriere alle curve 8 e 21. Ricordiamo infine che restano invariati pure i punti di attivazione dell'ala mobile: il DRS è dunque azionabile in entrambi i rettifili del secondo settore, quello dalla curva 7 alla 8, e quello dalla "piega" 10 alla curva 11, con detection point appena prima.