Ciclicamente ritorna. L'idea di modificare il format della qualifica, nel quadro più ampio di un aggiornamento del programma del week end di gara. Qualifica che è rimasta l'unica sessione nella quale poter leggere il pieno potenziale velocistico dell'abbinata pilota-monoposto. Il progetto di maquillage della Formula 1 al quale lavora Liberty Media dovrà impattare sulla sostanza, la carne al fuoco è parecchia, si lavora al medio termine su power unit e configurazione aerodinamica, più immediata è la necessità di incrementare gli introiti, fetta da ripartire tra le squadre che, nel 2017, si è ridotta non senza causare malumori.

L'ipotesi di intervenire sullo sviluppo dei tre giorni di gara non è nuova. L'ultima volta che si è intervenuti sul format delle qualifiche, nel 2016, si rivelò un fiasco assoluto, con il sistema a eliminazione continua che venne cassato dopo poche gare. Altre prospettive, prima di giungere a quella soluzione, erano state prospettate e gradite a Ecclestone, allora. Ad esempio, l'inversione delle prime posizioni della griglia di partenza.

Oggi si discute di una gara sprint da disputare al sabato pomeriggio, il cui risultato deciderebbe lo schieramento della gara domenicale, ad assegnare punti iridati. Un filtro aggiuntivo tra performance in qualifica e conquista delle posizioni migliori, tra pole e metà vittoria del GP in tasca.

Con le dovute proporzioni, è come se il run di simulazione della qualifica oggi effettuato nelle libere 3 valesse per definire lo schieramento di una gara da inserire al posto delle tre eliminatorie dell'attuale qualifica del sabato pomeriggio. L'idea, avanzata da Liberty Media in Australia alle squadre e riportata da Auto Motor und Sport, vedrebbe il mini-gran premio corrersi su una distanza pari a un terzo della lunghezza canonica, di poco superiore ai 300 km: 100 km dal semaforo alla bandiera, senza cambi gomme, senza limitazioni. Uno spettacolo da inserire a metà pomeriggio del sabato. Non mancano i dubbi di una reale, maggiore, spettacolarità di uno stint corso con tutto il gruppo in pista rispetto all'esercizio della massima prestazione assoluta da centrare nel giro perfetto, pole position garanzia di una buona parte della vittoria, come accade oggi.

Avremmo in più l'incertezza di una partenza nella quale poter mescolare le carte, sarebbe un “vantaggio” per contendere la partenza al palo alla domenica, dall'altra parte, su tante piste il rischio di riproporre un bis di caroselli nei quali non accade nulla è concreto. Format di qualifica che potrebbe legarsi all'idea, paventata da Ross Brawn nei mesi scorsi, di una modifica della disposizione delle piazzole di partenza, non più due macchine per fila, ma più monoposto, in funzione della larghezza offerta dai tracciati. Idee.

Non solo revisione del programma del sabato, però. L'idea di offrire ai tifosi un momento, al venerdì mattina, da vivere a pochi centimetri dalle monoposto, aumenterebbe l'appeal di una giornata altrimenti secondaria. Verifiche tecniche da svolgere alla luce del sole, per richiamare gli appassionati, con il conseguente slittamento delle prove libere 1 al pomeriggio, riducendone la durata a 60 minuti, seguiti da altrettanti nelle libere 2. Fu proprio nel 2016, dopo l'abbandono del fallimentare sistema di qualifica a eliminazione continua, che di iniziò a discutere su come rivedere il programma dei tre giorni di gara, tra esigenze di maggior spettacolo, più azione da offrire ai tifosi in pista e un appeal nei confronti delle nuove generazioni da accrescere.

L'editoriale: Ferrari volpe del deserto?

Sarà la volta buona per incidere in senso migliorativo? Certo è che l'operazione restyling della Formula 1 procederà per tappe scandite nel tempo, come anticipato da Ross Brawn lo scorso febbraio ad Autosprint: «Il nostro progetto di cambiare lo scenario della Formula 1 non è proiettato al 2019, ma è un piano triennale-quinquennale che partirà dal 2021. Penso che mostreremo la road map di quel che vogliamo fare entro la prima parte di quest'anno: dipende dalla scadenze, ma la data critica è il 2021. Sarà l'anno della svolta»