Tra i vari commenti che troverete sul numero 3 del nostro settimanale in anteprima ecco che cosa ha raccontato Daniele Audetto che è stato “Diesse” della Ferrari nell’apice dell’era maranelliana di Niki Lauda e di politiche Rosse ne mastica come pochi, quindi sul caso Arrivabene/Binotto ha idee sue e ben chiare.

 «Se non si vince, dopo quattro anni è difficile rimanere in una posizione di comando, c’è poco da fare. Mi spiece per Maurizio che è un amico, ma ha pagato anche il fatto di non avere un puro pedigree di gestione racing. Comunque già è un gran bel risultato essere restato in quella posizione per tutto quel tempo in una fase come qiuesta».

E su Binotto cosa puoi dire?

«Non lo conosco a fondo per azzardare nulla, ma so che è un buon tecnico e so anche che alla Ferrari è molto, molto difficile fare il team principal o anche il direttore sportivo. Ora Mattia ha bisogno di due cose fondamentali: di una buona macchina 2019 e di avere tutti i membri della squadra che tirino positivamente dalla stessa parte, ossia dalla sua. Nello stesso tempo, spero e gli auguro di avere la personalità, il carisma e l’esperienza per gestire il complesso di cose di cui dovrà interessarsi».

Come inquadri quanto è successo rispetto ad altri momenti simili nella storia della Ferrari?

«La fine della gestione Arrivabene mi fa pensare che, non c’è niente da fare: a Maranello se non vinci, non resisti. Anche il mio grande amico Cesare Fiorio aveva fatto molto bene alla Ferrari ma non era supportato da tutti e alla fine purtroppo si è ritrovato a pagare il conto e per colpe non sue. Va così, se una squadra come quella, nata per vincere, non vince, cambia automaticamente il responsabile. È la dura legge della F.1, che per la Rossa vale in modo speciale ed esclusivo, visto che vige un aspetto non valido storicamente per le altre squadre, nella fattispecie i famosi rivali anglosassoni...».

Cosa vuoli dire, Daniele?

«Intendo dire che anche Chapman alla Lotus, Williams, Dennis alla McLaren e Ken Tyrrell hanno passato periodi lunghissimi senza combinare granché, ma non hanno avuto problemi perché loro di fatto erano team owner, ossia i padroni delle squadre. E, se il team è tuo, fai come ti pare, duri senza problemi. Se invece sei a casa d’altri, hai mille pressioni e devi rispondere ogni giorno a qualcuno, la faccenda cambia e di molto. In altre parole, sei in zona Ferrari, che non è mica un posto tranquillo. E attenzione, è vero che Arrivabene rispetto al primo periodo di Todt ha fatto bella figura, ma bisogna considerare che Jean è sempre stato supportato e difeso da un grande uomo mediatico e cioè il Presidente Luca Cordero di Montezemolo, il quale per anni e anni ha fatto scudo alle sue scelte, tra le quali c’era lo stesso Schumi che i primi 4 anni non vinse titoli Piloti. E in questa fase in Ferrari non c’è un Montezemolo a difendere nessuno e a incantare i media...».