Si può dire che non abbia retto la pressione del top team, del confronto con un big come Max Verstappen, di un Helmut Marko mai tenero. Certo è che da Pierre Gasly si attendeva un altro rendimento che non un collezionare gare da doppiato mentre il compagno di squadra era in lotta per vincere.

Così, da Spa-Francorchamps ritroverà la dimensione Toro Rosso. E potrebbe non essere una transizione semplicissima. Tendenzialmente più facile adattarsi a una monoposto migliore, come toccherà ad Alex Albon, che non retrocedere di categoria, da una Red Bull a una Toro Rosso.

INCERTEZZE E FRAGILITÀ PSICOLOGICHE

L’essere apparso troppo remissivo nelle battaglie con piloti al volante di monoposto più lente è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e convinto Marko dell’avvicendamento. Un Gasly 2019 “inedito” in negativo, da come traspare nelle parole del gran capo Red Bull: “Pierre fino all’anno scorso era veloce e non aveva esitazioni nei sorpassi in gara.

Quella brillantezza però non è uscita fuori quest’anno. Se può essere un problema psicologico? Credo di sì”.

IMPERDONABILE IL BOTTO DI BARCELLONA

A Motegi, Helmut Marko ha fatto visita alla Super Formula, seguito Naoki Yamamoto, che dovrebbe girare con Toro Rosso nelle libere del GP del Giappone e parla delle difficoltà avute da Gasly.

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Si rifà ai test invernali, gli incidenti mai digeriti, specialmente il secondo, nella penultima giornata di prove, quando l’uscita alla curva Campsa ha compromesso il pacchetto aerodinamico che avrebbe dovuto testare Verstappen il giorno seguente.

Un episodio che Marko ha fatto pesare a Gasly nella prima parte di stagione e sul quale aggiunge: “Ci sono stati due incidenti, non uno. Quel botto ha avuto un impatto significativo sul programma di test della squadra, non c’erano parti di ricambio ed è stato difficile.

È assolutamente vero che Gasly si sia sentito responsabile e anche dopo le gare inaugurali non è stato possibile cancellare quel pensiero”.

ALBON SI GIOCA IL 2020

Una storia iniziata col piede sbagliato ha finito per condizionare il modo di correre. Su Albon, Marko confida in un altro rendimento e, ai giapponesi di Autosport Web, dice: “A esser sincero sono state prestazioni inattese quelle così buone che ha ottenuto al primo anno.

In più, ha progredito stabilmente gara dopo gara e soprattutto il contratto con Alex è per le 9 gare restanti, non c’è alcuna decisione sul compagno di Max per il prossimo anno”.

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Far bene per giocarsi la conferma 2020, correre entro pochi decimi da Verstappen sarebbe già un grandissimo risultato, varrebbe la riconferma e aiuterebbe Red Bull nella sfida al secondo posto della Ferrari nel Costruttori. Dopo Albon, all'orizzonte non restano grandi alternative dal vivaio Red Bull, a secco di giovani talenti, e proporre un Kvyat-bis è difficile da considerare alla luce delle valutazioni di Marko.

Albon e non il pilota russo, che pure ha già respirato l’aria di un grande team, tra Red Bull e sviluppo dietro le quinte con la Ferrari, per sostituire Gasly.

Ho pensato ad Albon perché l’ho ritenuto il migliore. Sappiamo quanto sia veloce Kvyat, il buon recupero avviato quando ha concluso il contratto con Red Bull e possiamo dire che sia diventato un pilota molto completo. Considerati tutti questi fattori, abbiamo scelto di dare un’opportunità ad Alex”.