Il circuito giapponese di Suzuka è stato realizzato come pista di test dalla Honda nei primi anni '60, e proprio per questo motivo presenta una varietà di curve impegnative che l'hanno fatto apprezzare fin da quando è diventato sede del GP nipponico dagli anni '80. Tra le sue caratteristiche è la conformazione "a 8" con un sottopassaggio, ma anche la presenza di un paio di curve agli antipodi come velocità di percorrenza: oltre alla famosa 130R (curva 15) che si affronta in piena velocità (ma proprio per questo impedisce l'utilizzo del DRS nel rettifilo precedente) abbiamo all'opposto lo stretto tornantino in salita (curva 11) e la chicane prima del traguardo (curve 16-17).

Anche curva 1 si affronta praticamente in pieno per frenare subito nell'affrontare curva 2. Da qui si entra nella zona delle "esse" da curva 3 a curva 7: sono 2 km di pista molto impegnativi per i piloti con i loro continui cambi di direzione. Piuttosto impegnativa anche la curva Spoon (13 e 14) a raggio variabile, che immette sul rettilineo più lungo. Nei 5.807 metri di questo circuito si sta poche volte con il volante dritto (solo per 1,2 km in tutto!) e questo un po' rende più difficili i sorpassi e carica molto i pneumatici: per questo motivo la Pirelli ha scelto le mescole più dure in gamma (C1, C2 e C3).

Tutte queste caratteristiche del circuito vanno ad evidenziare facilmente eventuali limiti delle monoposto: in particolare la prima parte del tracciato richiede un'ottima stabilità aerodinamica, mentre quella finale favorisce la potenza dei motori. A Suzuka è presente una sola zona di attivazione dell'ala mobile (DRS) ed è il rettilineo del traguardo. Rispetto all'anno scorso, le uniche modifiche hanno riguardato curva 15: oltre al miglioramento del drenaggio in caso di pioggia, sono stati posti doppi cordoli all'esterno, al posto della precedente zona di erba sintetica. Ciò dovrebbe risultare più "punitivo" in caso di errore e favorire i sorpassi alla forte staccata della chicane successiva.