La gara in Messico sembrava partita nel migliore dei modi, per la Ferrari: dalla prima fila Charles Leclerc scatta bene, mentre Sebastian Vettel copre il possibile attacco di Lewis Hamilton che deve rallentare e presta il fianco a Max Verstappen. I due vengono a contatto alla prima curva (analizzeremo meglio l'episodio in un altro articolo) e così con Alex Albon inaspettatamente terzo sembra spianarsi la strada. In effetti il ritmo è buono per entrambi i ferraristi, finché il tailandese (anche lui su un passo simile e non lontano) si ferma per il primo cambio gomme.

È il patatrack: Leclerc viene fatto sostare anche lui per "coprire", e questo gli distrugge la gara per un doppio motivo: non solo è troppo presto rispetto alla tattica ideale a due soste (a fine giro 14, quando per la Pirelli dovevano essere 20-24…) ma per come si sviluppa la gara si capisce presto che la strategia ideale diventa quella a una sola sosta. Invece il passaggio da medie ad altre medie non permette nemmeno di provare altre soluzioni, inasprendo anzi qualche problema del monegasco a salvaguardare i pneumatici (in conseguenza della situazione). Poi la seconda sosta permetterà a Charles di ottenere il giro veloce (e relativo punto) e di rifarsi sotto, dovendosi però accontentare del 4° posto.

Nel caso di Vettel, invece, la Mercedes riesce nella tattica dell'undercut con Hamilton, e da quel momento non c'è più storia (Lewis non fa il minimo sbaglio e sa quando forzare) pur cercando di posticipare il pit per provare a giocarsela sul finale (ma pagando l'averlo lasciato in balia dei doppiati in quel momento prima del pit). Dove però è già tanto che non ne approfitti pure Bottas, ottimo 3°. Insomma, un risultato finale ben diverso da ciò in cui speravano i tifosi Ferrari dopo l'ottimo risultato in qualifica e anche considerando le prestazioni effettive della SF90 in gara, tutt'altro che mediocri specie nel non risultare vulnerabile ad attacchi in rettifilo.

Come se non bastasse, la Ferrari non brilla nemmeno nei cambi gomma, pur senza arrivare ai disastri di McLaren con Lando Norris (poi forzato al ritiro dopo un unsafe release, non sanzionato, che gli fa perdere un giro) e soprattutto di Alfa Romeo con Antonio Giovinazzi, la cui C38 viene abbassata a gomme non ancora montate. Male però anche Red Bull: Albon è molto veloce in questa gara, ma subisce anche lui la strategia a doppia sosta, mentre Verstappen dopo il contatto al via con Hamilton si ritrova con una gomma tagliata un un sorpasso forzato ma bello su Bottas e poi litiga anche con Sainz e con Magnussen, finendo 6° ma staccatissimo. Peccato, perché anche per Max le premesse e le effettive possibilità erano ben altre.

Parlando delle retrovie, Sergio Perez vince un bel duello con Daniel Ricciardo e così conquista davanti al pubblico di casa il miglior risultato possibile (7°) per chi non è in uno dei top3 team. Appena dietro (come posizione, perché doppiati) anche Nico Hulkenberg lotta, ma proprio a due curva al traguardo Daniil Kvyat lo tocca mandandolo in testacoda contro le barriere. Il russo viene penalizzato di 10 secondi (in questa decisione i commissari sono stati tempestivi) e così scende 11° alle spalle dello stesso Hulkenberg e soprattutto lasciando il 9° posto al compagno Pierre Gasly.

Gara incolore per Lance Stroll 12°, che inizialmente sale di posizioni solo per aver ritardato la prima (e unica) sosta, mentre Carlos Sainz finisce 13° dopo essere coinvolto in diverse situazioni (pure la toccata al via tra Hamilton e Verstappen) che potevano finire anche peggio. Detto del guaio che ha rovinato la gara di Giovinazzi 14° (mentre Kimi Raikkonen si è ritirato), dietro si classificano Kevin Magnussen 15° e Romain Grosjean 17° senza riuscire a sopperire alle carenze della monoposto. Tra le due VF19 si mette George Russell 16°, massimo risultato cui può ambire oltre allo stare davanti a Robert Kubica, 18° ma non lontanissimo dopo aver subìto pure una foratura. Tuttavia si è visto che se le Haas e le Williams sono a due giri dal vincitore, è ingeneroso darne la colpa ai piloti.