Col senno di poi è facile dire “se fosse partito in pole avrebbe corso un’altra gara”. Per il ritmo espresso sui 71 giri del GP del Messico, Max Verstappen avrebbe lottato per la vittoria.

In corsa nonostante l’arretramento di tre posizioni, in corsa nonostante la bagarre tra curva 1 e curva 2 con Lewis Hamilton, dalla quale nasce il recupero nelle fasi iniziali di gara e costretto a inventare qualcosa di diverso dall’ordinario per liberarsi della Mercedes. L’attacco fulmineo e vincente su Valtteri Bottas al tornantino dello stadio costa irrimediabilmente il risultato finale.

DUE PIT IN PROGRAMMA

“Avevamo una macchina in grado di vincere”, il rammarico di Christian Horner. Quanto andasse forte Red Bull si è visto nel passo espresso da Max con gomme dure e in quello mostrato da Albon nel primo stint. Resta l’incognita, un diverso “cosa sarebbe stato se” legato alle strategie.

La tattica a un pit-stop è stata la scelta vincente, quella che non era la strategia di partenza per Red Bull, che ha corso su due pit con Albon – perdendo tempo nel giro di uscita dopo il primo, per pochi decimi dietro la McLaren di Sainz – e in condizioni ordinarie era il piano in programma anche per Max.

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“Siamo stati costretti a correre una gara su un pit-stop, 65 giri su un treno di gomme, mentre in realtà volevamo correre su due pit. Il degrado è stato migliore del previsto, anche davanti hanno corso su una sola sosta ma il mio stint è stato molto lungo”, spiega Verstappen.

LA LOTTA CON HAMILTON

Per Horner, perdere la pole position non è stato il fattore determinante del week end, convinto del difficilissimo compito di conservare il piazzamento fino in curva 1.

Sono partito bene, Lewis penso sia stato spinto sull’erba da una Ferrari e ha perso lo slancio. É tornato all’esterno in curva 1 e in curva 2 è andato molto lungo per difendersi e sono dovuto passare sull’erba per evitarlo.

Se avessi fatto la curva l’avrei preso sulla fiancata, analizza Max. Quel che non poteva percepire dall’abitacolo è stato il controllo al quale è stato costretto Hamilton tra curva 1 e curva 2 - non una manovra volontaria di accompagnarlo all’esterno - dal quale si è sviluppato l’episodio che lo ha portato a girare sull’erba.

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ATTACCO A SORPRESA

“La gara era ancora aperta finché non ho superato Valtteri. Ero all’interno e, quando l’ho affiancato, ho capito che voleva chiudere la curva, ha pizzicato la gomma posteriore destra e ho forato.

Il sesto posto non è ovviamente il risultato che volevamo, visto come andava la macchina. Considerate le circostanze, però, credo si stata una buona gara”.