La lettura corretta della corsa vale il successo in Messico. A Mercedes serviva “fare qualcosa di diverso” per imporsi, tanto più che le differenze di ritmo in gara non si sono rivelate davvero significative per immaginare una sfida da decidere in pista, contro Ferrari e Red Bull.

Un week end corso con l'assenza dello storico ingegnere di pista di Lewis Hamilton, Peter Bonnington, rimpiazzato dall’ingegnere responsabile delle prestazioni, Marcus Dudley. Il meccanismo ha girato al meglio, sebbene il team debba constatare ancora un sabato di qualifica senza pole position.

Sul puro passo, la Ferrari ha il pacchetto più veloce al momento, però in gara non sembra emergere. Ci va bene, abbiamo ancora fame per continuare come abbiamo fatto finora. Forse, prendere questi schiaffi in qualifica di tanto in tanto ci aiuta a migliorare.

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È un grande ricompensa per tutta la squadra riuscire ancora a esprimere una prestazione collettiva che ci permette di vincere domenica, quando conta. Però resta una sensazione non eccezionale quando sai di non poterti qualificare davanti”, l’analisi di Toto Wolff.

RISCHI CALCOLATI

Correre in alta quota e farlo con la prestazione prodotta in gara ha certificato il superamento di ogni timore legato al surriscaldamento, uno dei (pochi) punti deboli emersi sulla W10.

Un successo costruito sfruttando una tattica alternativa, puntando sul singolo pit-stop e con largo anticipo. “Si può dire che questa sia stata una vittoria inattesa. Negli ultimi anni le condizioni qui in Messico non sono state adatte alla nostra macchina, sono felice lo siano state oggi.

Sapevamo di doverci assumere dei rischi per poter vincere, ed è quel che abbiamo fatto. Lewis ha fatto un lavoro eccezionale, soprattutto nella gestione della gomma. Si tratta di trovare l’equilibrio tra aggressività e gestione, specialmente tra giro d’uscita per fare l’undercut e gestione della gomma fino alla fine”, commenta Wolff.

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Un giro d’uscita veloce, sul piede dell’1’19”, ha permesso a Lewis di spremere la gomma nuova per poi stabilizzarsi su un ritmo di controllo, al riparo da un degrado eventuale, peraltro escluso dai run corsi da Ricciardo e Verstappen, sempre su gomma dura.

SORPRESA LO STOP ANTICIPATO DI LECLERC

“Correre 47 giri suona quasi come impossibile, poi però quando guardi i dati del primo stint competitivo di Ricciardo e di Max, ed era uno scenario che aveva senso.

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Vettel rappresentava più di un timore, pensavamo all’inizio che le due soste avrebbero rappresentato il piano principale all’inizio, ma nel primo stint le gomme si sono comportate così bene e retto meglio del previsto che siamo passati a una sosta piuttosto presto.

Siamo rimasti piuttosto sorpresi che Leclerc andasse su due stop così presto, Vettel era la nostra preoccupazione”, una preoccupazione che, per trasformarsi in minaccia, aveva bisogno di un crollo della gomma dura che, in Messico, semplicemente non era tra i rischi domenicali.