Ha parlato della Formula 1 che sarà agli investitori, prima di presentare a Austin il pacchetto di interventi che, dal 2021, cambieranno volto allo sport. Chase Carey tocca temi caldi: il rinnovo degli accordi con le squadre dopo l’attuale Patto della Concordia, in scadenza a fine 2020, la necessità di cambiare il modo in cui, in Formula 1, si assumono le decisioni, l’incremento della competizione oltre i 3 top team oggi a monopolizzare il podio.

MIAMI, OSTACOLI DA SUPERARE

Lo fa alla vigilia del Gran Premio degli USA, Austin sede alla quale Liberty Media vuole affiancare un GP di Miami avversato dai cittadini dell’area nella quale dovrebbe svilupparsi il circuito dell’Hard Rock Stadium. E Chase Carey, sul punto, ha confermato l’intenzione della F1 di lavorare per superare gli ostacoli sorti, da ultimo il “no” del Consiglio cittadino. Serve un’espansione negli Stati Uniti, dopo aver messo a punto un nuovo tassello in Asia, con il GP del Vietnam dal 2020. Non indica un “numero perfetto” di Gran Premi da disputare in una stagione: si andrà dove l’evento sarà di qualità, assicura. E il bilanciamento con le esigenze logistiche dei team sarà conseguente.

BUDGET CAP, 2021 GIÀ A HANDICAP?

Il 31 ottobre è la scadenza per votare sul pacchetto di norme sportive, tecniche e finanziarie che entreranno in atto dal 2021. In realtà, dal 2020 si sperimenterà il funzionamento del limite di spesa, sul quale Carey ha garantito un controllo esterno e indipendente, 12 mesi di rodaggio verso l'effettività del 2021.

C’è un interrogativo, un rischio, che accompagna tale passaggio. L’effettività del limite di spesa, in vigore dal 2021, consentirà alle squadre meglio attrezzate e con più risorse – quelle che dovranno operare i tagli veri e propri per rientrare nel limite di 150 milioni di euro a stagione – di anticipare gli investimenti e prepararsi al meglio per la nuova era regolamentare, garantendosi in qualche modo un vantaggio competitivo. Carey è convinto non accadrà, di diverso avviso le voci registrate tra le squadre di seconda fascia.

DECISIONI FARRAGINOSE

È una Formula 1 che arriva alla definizione del futuro 2021 dopo un percorso avviato nel 2018, ricco di contrasti, opposizioni, divieti veri e propri – sugli aspetti che richiedevano l’unanimità per l’introduzione già nel 2020, vedi la gara di qualifica –, che hanno evidenziato nuovamente un sistema di assunzione delle decisioni molto articolato, tema, la “governance”, sul quale Carey ha commentato: “Non voglio scendere nei particolari di quel che abbiamo proposto alle squadre, penso però che l’obiettivo primario sia la semplificazione della struttura di governo. Oggi ne abbiamo una molto farraginosa, con due livelli di approvazione, votazioni molto complesse e tante parti coinvolte.

Se c’era un obiettivo nel superare tutto ciò, era di semplificare la struttura decisionale per poter avanzare e non avere le dinamiche avute in passato.

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I cinque elementi della discussione avuta con le squadre sono di tipo regolamentare per tre tipi – finanziario, tecnico e sportivo – saranno tutti votati domani (oggi; ndr). Comprendono il limite ai costi e cose del genere, elementi finanziari, regolamenti tecnici sull’aerodinamica delle monoposto e cose per il futuro delle corse

Altri due elementi non sono oggetto di votazione, la governance e la ripartizione dei ricavi. Siamo in una fase di discussioni avanzate con le squadre su questi aspetti. Si risolverà in 10 accordi individuali con le squadre, sono accordi più di tipo unilaterale con le squadre”.

RISCHIO APPIATTIMENTO TECNICO

Il timore sollevato dai team, in particolare le grandi squadre, sui grandi cambiamenti alla configurazione aerodinamica delle monoposto 2021, è legato all’omologazione delle monoposto, che lascerà pochi margini di intervento ai progettisti per la ricerca e lo sviluppo, elementi chiave, parte del DNA della Formula 1.

Si rischia un appiattimento tecnico? Carey ha discusso dell’obiettivo finale delle norme, incrociandolo con le voci di nuove squadre in arrivo (scenario escluso dalla FIA sul 2021): “Il problema più grande non è aggiungere un’undicesima o dodicesima squadra, piuttosto è creare una competizione tra le 10 squadre che abbiamo. Aggiungerne una o due, viceversa, renderebbe il gruppo dei 7 dietro i top 3 solo un gruppo di 9 e non darebbe un grande apporto allo sport.

Se riuscissimo a incrementare da 3 a 6-7 squadre quelle competitive, rappresenterebbe un cambiamento enorme e in positivo. Vorresti che tutti i 10 team, ciascuno di essi, potesse avere una chance. Ci saranno sempre i favoriti e gli outsider, è un fattore positivo. Non so se l’obiettivo sul quale impegnarci sia l’assoluta parità, probabilmente non è realistico, però vuoi che un outsider possa avere una chance di vittoria e questo è legato alla qualità delle squadre, non alla quantità”.