Resta ancora un’occasione per chiudere con la ciliegina sulla torta il mondiale 2019. Lewis Hamilton, fresco di titolo a Austin, indicava in un super giro di qualifica da trovare tra Interlagos e Abu Dhabi, la sensazione della quale sentiva la mancanza.

Non è stato il campionato più prolifico sotto il dato delle pole position, lui saldamente recordman della specialità. Ragioni tecniche, anzitutto. Tra una super Ferrari e una Mercedes a prediligere l’esercizio del long run, della prestazione in gara.

E quando la W10 ha trovato le condizioni per splendere anche in qualifica, spesso Valtteri Bottas ha fatto meglio di Lewis: 5-4 il parziale di pole a vantaggio del pilota finlandese.

Maggior regolarità 

In una lunga intervista concessa a BBC F1, Hamilton analizza il rendimento avuto al sabato e sottolinea alcuni risultati, prestazioni che non sono valse la pole pur essendo giri altrettanto spettacolari. La mente corre subito alla qualifica di Sochi, dove il secondo posto è apparso un risultato frutto tutto del manico di Lewis.

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“Non direi che ci fosse un piano per essere meno “wow”. Trovare una regolarità superiore in gara era davvero importante. Ho cercato quest’anno quel giro “wow” e, onestamente, ho fatto giri buoni ma non sono stati necessariamente nell’ordine in cui dovevano.

Alcuni dei miei secondi posti tra le Ferrari, per me sono come dei giri relativamente wow. Non essendo però in pole con mezzo secondo non lo sono sembrati. Però per me lo erano”.

Il Bottas 2.0 arginato da Barcellona

Il cambio di ritmo deciso nella corsa al titolo è arrivato dal Gran Premio di Spagna. Ancor prima, a Baku, quando Lewis non affondò il colpo in partenza, in una sorta di “compensazione” con il favore reso da Bottas l’anno prima a Sochi.

Da Barcellona, una serie di 4 vittorie consecutive, 5 con il successo di Silverstone dopo la parentesi negativa dell’Austria. Ping-pong di inizio campionato sul quale Lewis racconta: “Le prime gare solitamente non sono perfette per me.

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Non che vada male, sempre meglio della media, però c’erano tutte le pressioni esterne del “Valtteri 2.0” e pensavo siamo 2 vittorie a testa (dopo l’Azerbaijan; ndr). Ho dovuto mantenere una solidità mentale, non potevo permettere che dall’esterno… però, da esseri umani, è difficile non notare certe cose.

Poi ho iniziato a intensificare e il parziale è diventato 3-2, 4-2, 5-2, 6-2, 8-2 ed è stato un ora si che va bene”.

Un punto di forza? L'adattamento

Gli ultimi mondiali conquistati da Hamilton hanno esaltato la regolarità di rendimento nell'arco di una stagione. Il risultato sempre garantito, sebbene la penalità di Interlagos vada a "rovinare" una media che non lo aveva mai visto oltre il 5° posto quest'anno.

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Di se stesso, tra i punti di forza, Lewis dice: "Sono sempre stato in grado di adattarmi, penso che uno dei miei punti di forza sia probabilmente essere uno dei piloti in griglia che riescono ad adattarsi maggiormente. Salto in quasi ogni scenario e trovo un modo di risolverlo. Per questo funziona così bene sotto la pioggia, ad esempio, perché devi essere dinamico in quelle condizioni, variare costantemente il tuo stile di guida".