I progressi dovranno arrivare dalla monoposto, sul fronte della lettura strategica della corsa, da un minor numero di errori dei piloti. Poi c’è il lato “politico” nel suo senso più ampio, una Ferrari che è essa stessa simbolo massimo della Formula 1, troppo esposta lo scorso anno a un fuoco di fila degli avversari sulla regolarità della power unit.

Un attacco ripetuto, passato da richieste legittime di chiarimenti tecnici avanzati alla FIA. Del tutto fuori misura, invece, le esternazioni arrivate dall’ambiente Red Bull, le accuse mosse da Verstappen dopo il Gran Premio degli USA, affermazioni gravi e non supportate da alcuna prova, sulle quali la Federazione avrebbe avuto gli strumenti per intervenire, richiamare il pilota e dare un segnale di tutela nei confronti di un team iscritto al mondiale, la cui immagine veniva messa in cattiva luce.

Guerre verbali

Mattia Binotto, intervistato da motosport.com, ha chiarito come vi sarà un approccio diverso nel gestire le polemiche. Non siamo abbastanza bravi nel fare polemiche, ci sono persone più capaci, anche nell’utilizzare i media per esercitare pressione.

Si tratta di un aspetto che dobbiamo capire come fare meglio e come agire meglio in futuro, perché fa parte dell’equilibrio generale della stagione”.

Lo scorso dicembre, dalla cena di Natale, il team principal ha rivendicato il primato della power unit Ferrari, l’orgoglio di portare a esempio il lavoro dei motoristi, tanto più in un’era turbo ibrida che ha visto Ferrari rincorrere, produrre l’aggancio a Mercedes, fino a imporsi come riferimento. Allora, anche un suggerimento agli avversari: che la smettessero di puntare il dito e, piuttosto, lavorassero per recuperare il gap di prestazione.

Distrazioni evitabili

Cosa abbia significato dove gestire i sospetti di regolarità coltivati lo scorso anno, Binotto approfondisce e spiega come non siano state lusinghe indirette, piuttosto, sono state polemiche, puntare il dito. Alla fine si rivelano come una pressione o attività supplementari, perché devi rispondere alle interviste o qualsiasi cosa sia stata chiesta.

Penso abbiano rappresentato una distrazione e qualcosa con la quale abbiamo dovuto convivere. Fa parte dell’esperienza, ho sempre detto che siamo una squadra giovane e, in quanto tale, stiamo vivendo situazioni nuove”.

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