È di nuovo al volante della Ferrari SF1000, Sebastian Vettel nell’ultima giornata di test a Barcellona. Otto ore di lavoro ininterrotto, dopo il primo assaggio avuto ieri pomeriggio, a rilevare il sedile di Charles Leclerc.

Continua a lavorare senza brillare per tempi assoluti, mentre il totale dei chilometri completato da Seb, 73 giri, è allineato al lavoro, ad esempio, condotto da Valtteri Bottas al pomeriggio.

Le primissime impressioni avute dal progetto SF1000 sono positive, conferma la presenza di maggior carico aerodinamico, in attesa di scoprire come si tradurrà, in tempi sul giro e passo gara, scenario simulato da Mercedes ieri, con Hamilton costantemente sull’1’20” basso con gomma dura C2 nel terzo stint.

SF1000 fa quel che ci aspettiamo

È stata la prima metà giornata, esci sempre con un sorriso, sono piuttosto felice di essere tornato in macchina e sentire le sensazioni della guida”, ha raccontato Seb, costretto a saltare i test mercoledì, non in perfette condizioni fisiche.

La macchina penso sia buona e fa quel che ci aspettiamo, adesso c’è molto lavoro davanti a noi per provare a capirla ulteriormente, provare cose diverse.

Non so dire se sia più difficile che in passato, dipenda da cosa stanno facendo gli altri: in questa fase sembra che gli altri siano più veloci, non so cosa abbiano nei loro programmi e per noi si tratta di svolgere qualcosa simile all’anno scorso. Non proviamo a fare cose completamente diverse.

Come detto, la concentrazione è principalmente sul conoscere la macchina, fare chilometri, assicurarci che tutto duri e faccia quel che ci aspettiamo”.

DAS per il pilota: questione d'abitudine

Inaspettata, certo, era la scoperta della diavoleria tecnica Mercedes, il DAS che ha catturato le attenzioni nel corso della seconda giornata di test. Non sul tema tecnico, quanto piuttosto sulla sfida nuova per il pilota, si è pronunciato Seb. “Non so, immagina di essere abituato a fare qualcosa e… immagina di essere abituato a correre con le scarpe da corsa e qualcuno ti chieda di correre in ciabatte. Puoi farlo ma hai sensazioni molto diverse.

È chiaro che non sarà così estremo ma si tratta di avere qualcosa completamente diverso, all’inizio ti sembra del tutto strano ma se ti dà un vantaggio puoi assolvere il compito e puoi farlo con sufficiente pratica. Non so se lo utilizzeranno o meno, penso sia presto per dirlo, ma è sicuramente qualcosa che stanno esaminando.

Da parte del pilota sembra facile tirare il volante in certi punti della pista, sebbene non del tutto naturale, però credo ci possiamo abituare a tante cose. Non ne abbiamo parlato ancora tanto con il team, non so se sia semplice da usare e direi di no. È strano da vedere. Forse lo sto sottostimando, ma non credo sia l'elemento che ti fa vincere, c'è tanto altro intorno, sulla macchina”.

Poi, la similitudine con l’F-Duct e gli interrogativi legati alla sicurezza: “C’è stato l’F-Duct si guidava con una mano in alcuni punti, non era sicuro ma era veloce, ci stai. La FIA c’è per prendersi cura di noi, fare cose sensate. Che teniamo le mani sul volante e via dicendo”.