È giunto il momento di prendere posizione, di non nascondersi più, di schierarsi e dare segnali forti, chiari e responsabili.
Covid-19 non è più un problema particolare, circoscritto e circoscrivibile, ma ufficialmente è stato riconosciuto causa di pandemia.
È un guaio grosso, una tragedia del mondo, non di questo o di quello, ma di tutti.
 
La Formula Uno non deve né può ignorare tutto ciò. Deve dare un segnale responsabile, forte e consapevole e non può che essere quello di fermarsi. Dove, come, quando e per quanto? Presto, prima possibile, senza esitazioni. In modo netto e chiaro e per quanto serve.  Al di là dei rischi specifici e della situazione di salute dei singoli membri del Circus. 
 
Quand’anche fossero tutti immuni per decreto divino, devono dare un esempio, prendere una posizione, diffondere un modello.
E dal punto di vista comportamentale e morale e allo stesso tempo sportivo, non può che essere quello dell’astensione dall’attività.
In una situazione come questa, il vero sportivo è colui che non fa sport.  Che sa rinunciare, perché esistono interessi e ideali ancora più alti. Fermati, Formula Uno.
 
Non te lo abbiamo mai detto né chiesto, in oltre mezzo secolo. Come testata abbiamo sempre difeso le corse sui circuiti e nelle condizioni più estreme, in favore del coraggio, della sfida al limite e del rispetto al concetto di sport per duri e puri. Ma stavolta è diverso. Il nemico è subdolo, invisibile e mortale e va sconfitto con un comportamento adeguato, dal quale la F.1 non deve né può essere dispensata né esimersi
 
In Inverno s’è stoppata ben tre mesi solo per risparmiare soldi. Giusto, magari.  Ma ora è tempo di fermarsi al fine di dare un segnale etico e comportamentale, ad alta eco mediatica e forte incidenza sociale, per risparmiare vite umane.