Dei piloti e delle loro quarantene, una volta rientrati da Melbourne – chi, da Melbourne, è tornato subito in Europa – sappiamo quasi tutto. C’è poi la Formula 1 fatta da chi sta in seconda e terza linea, quanti permettono al Circus di esistere grazie al lavoro che svolgono dietro le quinte, nei box dei team anzitutto. E la situazione, relativamente al personale delle squadre e il come vivono il momento attuale, è molto più frammentata.

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C’è chi è rimasto in Australia, come 14 membri della McLaren, costretti alla quarantena al pari del tecnico della Pirelli risultato positivo al coronavirus. Chi è tornato “alla base” solo ieri con tutti gli uomini dispiegati sul campo, come diffuso sui social dalla Ferrari, comunque personale posto in autoisolamento e chi – già in fabbrica – ha potuto contare su misure differenziate di Paese in Paese relativamente al controllo della diffusione del coronavirus e relative disposizioni di stop forzato all’attività. Si procede in ordine più che mai sparso, squadre che hanno continuato nel loro lavoro a pieno regime e squadre ferme, come la Ferrari.

Agosto o aprile non è indifferente

In questo quadro, si prospetta la possibilità di anticipare la pausa estiva, il periodo di tre settimane normalmente pianificato in agosto, tra i GP d’Ungheria e del Belgio, nel quale per regolamento è vietata qualsiasi attività in fabbrica.

Uno stop sempre giunto in un momento provvidenziale della stagione, per consentire al personale di recuperare le forze, nel mezzo di campionati lunghissimi e continue trasferte da febbraio ad agosto.

Ross Brawn ha utilizzato più volte il termine flessibilità, rivolgendosi alle squadre, in un appello per provare a riorganizzare il calendario alla luce delle tante cancellazioni e rinvii imposti dalla pandemia di coronavirus. Flessibilità che puoi leggere anche come “rinunce”.

6 mesi senza respiro

La prospettiva di anticipare la pausa estiva nelle prossime settimane, consentendo alle squadre di eleggere 3 settimane di interruzione dell’attività in un lasso di tempo tra il 23 marzo e fine aprile, non è ben vista da tutti i team. Permetterebbe di neutralizzare in parte la disparità di regime tra squadre inglesi e chi opera in Italia - Ferrari, AlphaTauri -, apre però altri scenari.

Tre settimane di pausa "pesano" in modo molto diverso in funzione del quando le posizioni, vuoi per gli spostamenti comunque affrontati dal personale fino in Australia e ritorno, vuoi per i 14 giorni di isolamento forzato successivi al rientro, vuoi per le disposizioni governative di limitazione degli spostamenti. Insomma, tutt’altro che un equivalente periodo di ferie.

Senza contare la prospettiva di una stagione che potrebbe registrare, da inizio giugno a dicembre, un ininterrotto gareggiare su 17-18 GP in 26 settimane, arrivando a scenari estremi e ripetuti di 3-4 eventi a distanza di una settimana l’uno dall’altro, come sembrerebbe possibile nello slot di agosto e prima del finale di Abu Dhabi.