Deciso il rinvio dell’entrata in vigore del regolamento tecnico 2021, spostato in avanti di 12 mesi, la Formula 1 ha trovato un punto d’incontro comune anche sulla necessità di congelare alcune aree dello sviluppo dei progetti 2020 in vista della prossima stagione.

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L’accordo è sul principio, resta da dettagliare il “cosa” verrà sottoposto al blocco. Quei dettagli che andranno discussi nelle prossime settimane e registrano posizioni differenti, tra squadre più piccole che spingono per un ampio blocco dello sviluppo su numerosi componenti (sospensioni, portamozzi, trasmissione) e chi, segnatamente Red Bull e Ferrari, secondo quanto riporta Auto motor und sport, vorrebbero restasse esclusa la trasmissione.

Ferrari, scelta responsabile

Mattia Binotto, intervistato nei giorni scorsi da Sky Sport F1, ha segnalato la scelta di responsabilità fatta dalla Ferrari, ad aderire sul punto del rinvio delle norme tecniche 2021 e il congelamento di alcune aree della monoposto. “Considerando la base attuale e i riscontri arrivati dai test, non pensiamo di esserci garantiti un vantaggio legato a questa scelta”, ha spiegato il team principal.

Un’area sulla quale lo sviluppo continuerà a essere libero è l’aerodinamica, settore nel quale la Ferrari SF1000 dovrà superare l’eccessivo drag apparso tra i punti deboli principali nei test invernali.

“Dobbiamo ancora definire nei dettagli, ne stiamo discutendo con tutti i rappresentanti delle squadre e con la FIA, per capire cosa sarà congelato e cosa sarà invece aperto allo sviluppo, puntando a mantenere il dna della Formula 1, che resta competizione e confronto”, ha aggiunto Binotto.

Crisi e opportunità

La crisi dettata dalla pandemia di coronavirus ha rimesso in discussione l’intera struttura della Formula 1. E, dalle crisi, nascono le opportunità per cambiamenti radicali. Un percorso che il Circus ha faticato a intraprendere con tempi rapidi, frutto di un sistema di governo articolato, al limite dell’ingessato.

Parallelamente al regolamento tecnico corrono le regole finanziarie, quelle sì confermate in vigore dal 2021, il budget cap a 175 milioni di dollari a stagione; come la necessità di siglare un nuovo accordo tra detentore dei diritti commerciali, F1 Group, e le singole squadre, in sostituzione del Patto della Concordia in scadenza a fine 2020.

Le condizioni attuali di assoluta incertezza, anzitutto sui proventi che sarà in grado di generare la F1 nel 2020 e la loro distribuzione, con il diretto impatto sulla sostenibilità finanziaria per le squadre più piccole, portano in “pausa” la firma degli accordi.

“Prima che qualsiasi squadra firmi per 5 anni dobbiamo, tutti, sapere se riusciremo a sopravvivere a questa crisi. Al momento non ci sono discussioni su questo punto, ci sono cose più importanti da fare”, le parole riportate da AMuS, raccolte da un team principal.

E non manca la spinta perché si vada oltre, sul fronte finanziario, e si decida un ulteriore, marcato, taglio del tetto di spesa: 100 milioni di dollari a stagione. Un sacrificio che impatterebbe, ancora, soprattutto sui tre grandi team, ampliando ad alcune realtà al vertice di metà schieramento. Basterà l’eccezionalità della crisi per ridisegnare il volto della Formula 1 e superare i tempi decisionali biblici necessari in condizioni ordinarie?

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