I risultati valgono tanto, ma non sono tutto. Prendete Jean Alesi, ad esempio: una sola vittoria in una carriera che ne avrebbe meritate certamente di più, eppure oggi Jean per il popolo del Cavallino Rampante resta un mito, ben voluto e coccolato da tutti, un magnifico esempio di passione e dedizione alla causa.

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Al posto giusto ma nel momento sbagliato

Jean Alesi, francese di Montfavet, Avignone, e figlio di siciliani emigrati in Francia, è un italiano mancato, ma che con i nostri territori ha mantenuto un gran bel legame, rafforzato da una lunga esperienza in Ferrari. Pilota molto veloce e consistente, Jean ha legato il suo nome a quello del Cavallino, con il quale ha purtroppo potuto raccogliere ben poco. Jean infatti ha vissuto in una delle Ferrari più traballanti di sempre, soprattutto da un punto di vista organizzativo: è arrivato a Maranello alla vigilia del mondiale 1991 (dopo aver già firmato per una Williams allora super competitiva: per annullare il suo contratto con Sir Frank la Rossa ha dovuto pagare una penale di quattro milioni di dollari), incappando in un'annata disastrosa che si concluderà con l'allontanamento di Alain Prost. Jean ha sempre provato a fare del suo meglio, con tante belle gare, in cui la sorte gli ha spesso voltato le spalle, con svariate rotture quando si trovava in testa o comunque in una buona posizione. Ma non ha mai rimpianto l'aver lasciato l'occasione della vita (sempre quella Williams che nei primi anni '90 era formidabile) per vivere cinque anni intensi alla Ferrari, motivo per cui ancora oggi di Alesi ogni ferrarista custodisce un affettuoso ricordo.

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La giornata di gloria di Jean

L'appuntamento con la storia per Alesi arriva l'11 giugno 1995, nel giorno del suo 31° compleanno. E' una stagione segnata ancora dalla lotta iridata tra Michael Schumacher e Damon Hill, con la Ferrari ancora lontana dal poter dire la sua in chiave iridata. La 412 T2 non è propriamente un fulmine, ma ha un V12 molto potente che può essere la carta giusta da giocare su un tracciato veloce come quello di Montréal, in Canada. Al termine delle qualifiche le Rosse di Berger ed Alesi sono rispettivamente in quarta e quinta posizione, dietro al poleman Schumi, Hill e Coulthard, e nutrono la speranza di cogliere almeno un podio. La gara si mette bene per le Ferrari, con Coulthard che va fuori già al secondo giro proprio mentre Alesi passa Berger, e con Hill che non riesce successivamente a contenere le due 412 T2. Certo è che Schumacher è troppo forte e dopo l'unica sosta programmata è saldamente al comando davanti ad Alesi, mentre un problema ha rallentato Berger togliendolo di mezzo dai piani alti. Per Jean si sta profilando un buon 2° posto quando la Benetton di Schumi rallenta improvvisamente per un guasto tecnico, con il francese che eredita così a 12 giri dal termine la testa della corsa, mentre il tedesco è costretto ad andare ai box per cambiare volante e ripartire. Per Alesi quelli saranno i 12 giri più lunghi della sua vita, prima che una liberatoria bandiera a scacchi certifichi la sua prima e purtroppo unica vittoria in carriera.

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Un giro d'onore storico

Buon per Jean che la corsa non sia durata un giro in più, perché nel giro d'onore la sua Ferrari si ammutolisce in mezzo alla pista. Mentre il ferrarista saluta il pubblico sopraggiunge proprio Schumacher, 5° all'arrivo, che si ferma a fianco della Ferrari ferma ed offre un passaggio a Jean, riportandolo ai box in un'immagine che sa tanto di passaggio di consegne: l'anno successivo infatti sarà proprio Schumacher a passare al Cavallino, con Alesi che invece farà il percorso inverso andando a correre per la Benetton.

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