Formula 1 Group rappresenta in numeri, in milioni di dollari, le conseguenze della mancata attività causata dalla pandemia di coronavirus. E sono numeri destinati a essere in valore assoluto ancor più negativi nel secondo trimestre dell’anno, poiché i risultati della prima trimestrale prendono a riferimento un periodo di tempo nel quale lo scorso anno si erano disputati appena 2 Gran Premi.

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I ricavi nel primo trimestre di un anno fa si attestavano a 246 milioni di dollari, contro un dato 2020 nello stesso periodo di appena 39 milioini di dollari. Di cosa si compongono queste somme? In larghissima parte di ricavi primari, quelli direttamente intaccati dall’assenza di Gran Premi.

Assente la fetta dei diritti

Un crollo del 93% confrontando i 198 milioni di dollari del Q1 2019 con gli appena 13 milioni maturati nel 2020. Ricavi primari che si compongono dei diritti pagati dagli organizzatori dei Gran Premi, i diritti televisivi, le sponsorizzazioni e pubblicità. La quota di 13 milioni di dollari è riferibile, pertanto, ai soli contratti di sponsorizzazione non collegati alle corse, come spiega la nota di presentazione della trimestrale. A zero, ovviamente, anche i ricavi del Paddock Club.

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L’anticipazione delle perdite sofferte per l’assenza di gare in Formula 1 era già nella presentazione dei risultati Q1 2020 della Ferrari, con Louis Camilleri a evidenziare il duro colpo alle finanze sofferto.

Pagamenti alle squadre a zero

Dal prospetto finanziario di Formula 1 Group, la certificazione: a fronte di 96 milioni di dollari pagati alle squadre nel primo trimestre del 2019, la voce va a 0 quest’anno: “Non sono state registrate spese per pagamenti ai team poiché tali pagamenti sono riconosciuti proporzionalmente alle gare in calendario, spiega la nota. Nei giorni scorsi, Zak Brown ha confermato come i premi in denaro verranno garantiti dalla FOM alle squadre, parole che si aggiungono a quelle dello scorso aprile di Greg Maffei, a.d. di Liberty Media, in merito ad anticipazioni in denaro effettuate ad alcune squadre per garantirne la sopravvivenza.

Australia, una costosa rinuncia

Formula 1 che a bilancio registra i costi relativi all’invio del materiale in Australia, tra “spedizioni, viaggi e costi tecnici”, mentre tra le misure di contenimento delle spese rientrano le riduzioni di salario – Chase Carey è stato indicato rinunciare al proprio compenso 2020 – e la messa in congedo di metà dello staff di F1 Group, sostenuto dalle misure di integrazione al reddito del governo inglese.