Contrattualmente non è certo in una posizione forte la Formula 1 chiamata a negoziare nuovi accordi, ad esempio, con i promoters. Ha la necessità di mettere insieme un calendario il più ricco possibile, almeno 8 Gran Premi perché il mondiale sia valido e assegni i due titoli; tanti in più per tamponare le perdite comunque ingenti che soffrirà la categoria e si rifletteranno nel complessivo dei premi in denaro destinati ai team.

Gareggiare a porte chiuse è, per i promoters, una realtà in molti casi critica per la sostenibilità dell’evento, tale da richiedere a F1 Group il pagamento dei costi vivi per mettere in piedi la struttura minima necessaria, di sicurezza anzitutto, perché un impianto possa ospitare un Gran Premio di Formula 1.

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Gare come il Bahrain, Abu Dhabi, l’Azerbaijan, Russia, Cina, Singapore vivono sulle solide spalle di sovvenzioni pubbliche/reali, appuntamenti spostati nella seconda metà del 2020 e con la speranza che possano, almeno alcune, corrersi con il pubblico in tribuna. Diverse centinaia di milioni di dollari in gioco quanto a diritti pagati a F1 Group, più i diritti televisivi. Da qui l’esigenza di arricchire il più possibile il numero di eventi, prima ancora del loro rilievo sportivo.

Chase Carey, nel presentare i risultati finanziari nel primo trimestre di F1 Group agli investitori, ha approfondito la situazione anomala che vivrà nel 2020 la Formula 1, le cui entrate nel Q1 sono ovviamente risultate in drastico calo e con l’incertezza della quota di premi FOM che potranno essere suddivisi tra le squadre a partire dal prossimo anno.

Confronto leale con sponsor, squadre e promoters

Greg Maffei, in aprile, ha puntualizzato la disponibilità di F1 Group ad aiutare le squadre in difficoltà, tuttavia senza trasformare tale disponibilità in un “libretto degli assegni sempre aperto”. Carey, ha aggiunto: “Che si tratti delle squadre, dei promoter o degli sponsor, non andremo a distribuire caramelle a tutti. Ci aspettiamo di essere trattati correttamente, contratteremo da adulti e con le previsioni che il 2021 andrà a somigliare al business che tutti conoscevamo 4 mesi fa.

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(...) Il fondo dei premi è una formula regolata dai contratti, è quel che è, realisticamente non potremmo modificarla unilateralmente se decidessimo di farlo. Per andare oltre su questo punto, si tratta di una percentuale sui profitti, che saranno in calo e il monte dei premi risulterà in calo.

Se faremo qualcosa per supportare certe squadre? Non siamo nel business dei sussidi, detto ciò ci confronteremo con tutti i nostri partner per capire come andare avanti in un modo sensato per tutti”.