Raccontare la storia tra Sebastian Vettel e la Ferrari è come iniziare ad assaporare qualcosa di agrodolce, e più si mastica più non si riesce a capire se a prevalere sia l'agro oppure il dolce. Quando tra 10, 20 o 30 anni andremo a rileggere la carriera di Vettel in rosso, che cosa rimarrà?

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Cosa resterà

E' una domanda dalle mille risposte, fermo restando che la più sensata, forse, è che l'agrodolce debba rimanere così com'è, senza necessariamente dover scegliere.

Perché in cinque anni Seb è stato croce e delizia, è stato l'uomo dei titoli sognati e delle occasioni perdute, l'uomo del ritorno al successo dopo quasi due anni di digiuno e l'uomo capace di andare vicino, ma non vicinissimo, ad un titolo mondiale che a Maranello manca da 13 anni, se contiamo anche questo 2020. Magie ed errori clamorosi che si sono vicendevolmente accompagnati in questi cinque anni di convivenza, per un matrimonio che, a meno di clamorosi colpi di scena proprio in coda, si concluderà senza la gioia del titolo mondiale. La sensazione è che in Vettel siano convissute due personalità differenti, pronte ad alternarsi alla guida da un momento all'altro: accanto ad alcune magie come Sepang 2015, Budapest 2017 (con l'aiuto di Kimi) e Silverstone 2018 si sono affiancati clamorosi errori come Hockenheim e Monza 2018, e ancora Monza dodici mesi dopo. Due facce della stessa medaglia.

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I cinque anni in rosso

Eppure, tornando indietro nel tempo, cinque anni fa Seb e la Ferrari sembravano perfettamente dei Promessi Sposi. Non più in sintonia rispettivamente con la Red Bull e con Fernando Alonso, si erano ritrovati per trasmettersi forza reciproca, promettendosi di ripartire dopo un 2014 per entrambi catastrofico. Ed erano ripartiti alla grande, vincendo subito alla seconda gara in Malesia, per poi ripetersi a Budapest ed a Singapore, per un bilancio di tre vittorie al primo anno ben più roseo delle aspettative, al termine di una stagione complessivamente molto positiva. Poi era arrivato il 2016, il primo intoppo, un'annata difficile senza neanche un successo, prima dell'anno della verità, il 2017, che portava con sé una rivoluzione regolamentare, nell'anno in cui Seb andava in scadenza. Un altro 2016 non sarebbe stato tollerato, ma la SF70H fu veloce, a tratti eccezionale e prima del triplete asiatico degli orrori (doppio incidente al via a Singapore, partenza dall'ultimo posto in Malesia con Kimi neanche partito, altro motore ko in Giappone) Seb e la Rossa decisero di proseguire insieme, sebbene quelle tre gare affossarono definitivamente le speranze iridate. Nuovo tentativo nel 2018, con una SF71H molto competitiva, con i sogni di gloria devastati da un'estate nera: in Germania Vettel a muro quando si trovava in testa, e tre giorni dopo la scomparsa di Sergio Marchionne che getterà il Cavallino in uno stato di instabilità interna sfociato in un finale di mondiale non all'altezza: Seb sbaglierà ancora e tanto negli ultimi Gp, nel mentre la Mercedes, a tratti in difficoltà quell'anno, tornava ad essere un missile spesso imprendibile. Quindi il 2019, con lo scomodissimo Charles Leclerc a fianco, con altri errori, due pole ed una sola vittoria, a Singapore, un'annata che fa capire a Seb che per lui a Maranello non c'è più posto.

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Il futuro è adesso

Ora resta da vivere questa strana, stranissima stagione 2020 da separati in casa. Se e quando si partirà, Vettel vivrà un lungo addio, gara dopo gara, alla ricerca delle ultime soddisfazioni vestito di rosso, SF1000 permettendo. Nel mentre, la ricerca di altri porti in cui attraccare in futuro, ammessa e non concessa la stessa voglia di rimettersi in gioco. Valutazioni da fare, qui ed ora, per un Sebastian Vettel che adesso può e deve riscrivere il suo futuro.

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