Un’eredità pesantissima ha accompagnato l’arrivo di Sebastian Vettel in Ferrari e, con l’annuncio dell’addio a fine stagione, l’obiettivo di riportare la rossa a vincere il titolo può dirsi, realisticamente, fallito.

Cosa deciderà di fare il pilota tedesco a fine stagione non è ancora chiaro: sarà ritiro? Sarà una permanenza in griglia in una squadra di secondo piano o una tanto affascinante quanto improbabile soluzione Mercedes? Il mercato ha ancora un paio di colpi da regalare. Chi non è così sicuro di un Vettel al passo d’addio verso la Formula 1 è il presidente della FIA, Jean Todt.

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A Sky Sports News, sull’ipotesi che il ritiro di Seb risulti in una grande perdita per il Circus, Todt ha replicato: Ti suggerisco di essere più positivo! Sai, Vettel è uno dei più grandi talenti nel motorsport, un annuncio è stato fatto e non guiderà per il suo team dopo il 2020: ha molte opportunità e gli auguro il meglio. Sento che chiunque dovesse prenderlo sarà fortunato”.

Non è riuscita la creazione di un ciclo né la corsa per il titolo, come fu per Schumacher in una Ferrari che fu dei Todt, dei Brawn, dei Montezemolo, dei Byrne, dei Binotto.

Cicli vincenti e unità di squadra

Confronti impossibili tra epoche e condizioni differenti, con Todt ad analizzare: “I risultati, che siano buoni o cattivi, possono sempre essere spiegati. Se il team, insieme a Michael, ha avuto così tanto successo, penso sia stato perché avevamo una squadra molto forte e molto unita, dove l’uno era d’aiuto verso l’altro, soprattutto nei momenti difficili. È facile essere insieme nei momenti facili, quando tutto va bene.

L'editoriale del Direttore: Sainz, per aprire un ciclo

Un buon marinaio lo vedi quando il mare è agitato. E quando eravamo in mare agitato, tutti stavamo sulla barca e penso che questo abbia fatto la differenza”.

Leclerc è un vincente

Leclerc-Sainz sarà la Ferrari del futuro, un progetto di prospettiva per essere competitivi per il campionato, come spesso sottolinea Mattia Binotto: creare cicli vincenti richiede il suo tempo. E in Charles Leclerc c’è la figura del pilota di punta, sul quale Todt torna a dire: “Leclerc con la macchina adeguata può certamente vincere il campionato, però, ancora, rifacendomi a quanto dicevamo con Michael, quando arrivò era iridato nel ‘94 e nel ‘95, arrivò nel ‘96 e riuscì a vincere solo 3 gare. Non era certo perché non fosse motivato ma perché semplicemente la macchina non gli consentiva di poter lottare per il mondiale.

Lentamente abbiamo costruito la macchina, costruito il team, che ha reso possibile farlo. È una combinazione: chiunque prendesse Lewis Hamilton, se non fosse nella condizione di poter guidare una macchina vincente non potrebbe essere campione del mondo. L’abbiamo visto con Alonso, con Vettel, è così, è una cosa logica”.