A un anno dalla scomparsa di Niki Lauda è un rispolverare i ricordi di chi ha contribuito a dare forma a un ciclo vincente, chi si è rivelato un consigliere fidato per Lewis Hamilton. E Lewis riavvolge il nastro dei ricordi al 2012, a una McLaren veloce ma fragile, dalla quale si separò per scegliere la via di Brackley e di una Mercedes allora più che mai incognita sul successo che avrebbe potuto ottenere.

“Ricordo una volta, ero a casa e ricevetti una chiamata da Niki che provava a convincermi ad andare nel team. È bello avere una chiamata da un’icona come Niki.

Ci sedemmo insieme a Singapore, a inizio week end, venne nella mia camera e parlammo. Credo sia stata la prima volta in cui Niki pensò ‘Sei così simile a me per tanti versi. Abbiamo in realtà molte più cose in comune di quante non pensassi’”.

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Iconico il cappello rosso, per una vita sponsorizzato, a ricordare un senso per gli affari che corse parallelo alla vita sportiva. Era Monaco, un anno fa, quando le W10 si presentavano con un simbolo sulle livree – Halo e Stella sul cofano – a omaggiare la leggenda.

“Era un corridore nato, pensava sempre a come poter migliorare; il più grande tra tutti i simboli di Niki era quando si levava il cappello se centravi l’obiettivo. Per lui volva dire ‘pazzesco’, era come dire ben fatto.

Era un tipo divertente, positivo e aveva sempre grandi storie da raccontare”.

L'insegnamento fatto proprio

Da Singapore fino all’ultima volta di un incontro che fu solo telefonico, sempre con le corse al centro. Dal 2013 ai successi e record in serie macinati nel ciclo vincente Mercedes: “Abbiamo parlato spesso dopo le gare, con lui a chiedermi cose come, ‘Lewis cosa ti serve per essere migliore? Di cosa hai bisogno’. Era sempre a rincorrere qualcosa.

Se c’è qualcosa che ho imparato da lui è questa: da pilota e all’interno di un team, devi ovviamente lavorare insieme, ma devi guidarlo. Devi essere la guida del team, porre domande, approfondire e spingere tutti. Anche se tutti lo stanno già facendo”

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