La pandemia di coronavirus è stata, per la Formula 1, una sorta di “palla al balzo” da cogliere per cambiare. Di fronte alla rappresentazione plastica di un business a rischio tracollo davanti a uno stop prolungato dell’attività - per il modello stesso di dipendenza finanziaria -, il tema del budget cap è stato sviluppato su valori che fino allo scorso anno sembravano essere impensabili da poter raggiungere con l'accordo delle squadre.

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La crisi ha colpito duramente, impattato sull’industria dell’auto che apre i rubinetti a molte realtà in griglia. Rinnovarsi era una necessità. Sul futuro serve scrivere ancora la parola decisiva in accordi commerciali tra F1 Group e le squadre, quel Patto della Concordia in scadenza a fine anno e sul quale Chase Carey spiega si riprenderà a tessere le fila del discorso una volta superato un ordine di priorità.

“Eravamo su una strada in discesa, probabilmente nella fase finale dal compiere l’accordo dalla nostra prospettiva, finalizzarlo, prima che esplodesse il coronavirus. Sentivamo c’erano delle priorità che avremmo dovuto gestire e dare precedenza.

Le sfide del rispondere a un calendario, ai problemi sorti durante l’anno e mettere a punto i cambiamenti regolamentari: la forza finanziaria, sportiva, tecnica dello sport sul lungo periodo sono diventate questioni prioritarie. A breve probabilmente torneremo a parlarne”.

La firma sulla spartizione della torta

Un tasto pausa sulle trattative legate ai privilegi riconosciuti alle squadre storiche, il più equo ripartire i premi derivanti dai diritti tv, organizzativi, le sponsorizzazioni. Si tornerà a discutere con squadre minori a rischio sopravvivenza senza il budget cap messo a punto, grandi marchi come Mercedes e Renault a ribadire l’impegno in una presenza garantita nella Formula 1 che si è delineata.

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Si attende una questione dalla rapida definizione Carey una volta archiviata la “pratica calendario” – a fine giugno l’obiettivo di un quadro completo sui GP dopo Monza e fino ad Abu Dhabi –. “Per lo sport è di massima importanza che ci siano davvero la competitività e l’azione in pista che vogliamo.

Non è un caso che le tre squadre che hanno conquistato fondamentalmente ogni podio negli ultimi 5 anni siano le 4 squadre che hanno speso di gran lunga più di chiunque altro. Vogliamo che la Formula 1 continui a essere il vertice delle corse”, la premessa dell’a.d. di F1 Group.

Minori differenze

Farlo con budget rivisti, strutture da ripensare, un’idea che a essere premiante sia “come spendi i soldi e non quanti ne spendi”.

“Le squadre credo spendano 10 volte quanto spende qualsiasi altro team in altre serie motoristiche, non si tratta di un’assenza di risorse. In realtà, sebbene capiamo come vi siano delle sfide da questo tetto ai costi per alcuni team, renderà il business più in salute nel lungo periodo ed è di estrema importanza. Non penso si possa avere uno sport che sul lungo periodo abbia 3 squadre su 10 in lotta davvero per un campionato. Non ci sarà un campo di gara assolutamente livellato ma sarà un campo nel quale gli outsider avranno più possibilità di vincere”.