“Sono preoccupato per Silverstone, una pista in cui la velocità conta tantissimo come l’aderenza”. E le preoccupazioni del tifoso Luca Cordero di Montezemolo sono quelle di tanti, su una Ferrari disarmata e disarmante dopo tre esibizioni che hanno segnato la bocciatura del progetto SF1000 in almeno tre aree della componente tecnica.

L’ex presidente analizza dall’esterno la situazione a Maranello, dove è nei fatti, nei limiti regolamentari, il ridotto margine d’intervento per recuperare la monoposto 2020 e risolverne i punti critici in tempo per guadagnare le posizioni che spettano alla Ferrari già quest’anno e proiettarsi sul prossimo.

Sterzi a parte Parlo di Ferrari ma non di Binotto

“Forse bisogna avere il coraggio di dire che questa stagione è persa, guardare al futuro e pensare a una rifondazione: è necessario che i vertici prendano in mano la situazione e facciano scelte difficili, i cui risultati si vedranno alla distanza. Abbiamo bisogno di tecnici fortissimi che possano dare supporto ai bravi giovani che ci sono”, le parole di Montezemolo durante l’intervento in radio a La Politica nel pallone.

Binotto giovane, ha molte responsabilità

Si ragiona di correttivi da apportare nell’organizzazione delle competenze dentro la Gestione Sportiva, Mattia Binotto ne ha parlato apertamente nel week end alle spalle. Una struttura inizialmente orizzontale, voluta da Marchionne, ritoccata a fine 2018 con l’uscita di Maurizio Arrivabene nel ruolo di team principal. "Il problema di oggi nasce dall'organizzazione: adesso una sola persona, e giovane (in Ferrari è da 25 anni; ndr), ha molte responsabilità sulle spalle. Di fatto Mattia Binotto è solo e deve gestire anche i piloti. Mi sembra eccessivo parlare di rifondazione della squadra, ma va rimesso mano il prima possibile all'organizzazione”, commenta Montezemolo.

Avrebbe adottato altre tempistiche e modi per gestire l’addio a Sebastian Vettel, “sinceramente non avrei annunciato così presto l'addio di Vettel. Avrei tenuto ancora un po' l'indecisione anche perché la pressione su Leclerc ora è grande: non ci dimentichiamo che è giovanissimo, è arrivato soltanto lo scorso anno alla Ferrari e non ha vinto ancora nulla".

Tornerei a piedi in Ferrari

A Leclerc, a Vettel, al tifo della Rossa va data una monoposto competitiva, vero limite e priorità assoluta. Perché è vero come la chiamata strategica sbagliata delle gomme morbide slick nel passaggio dalle intermedie ha condizionato la gara di Leclerc e, con Vettel, è stata evitata per una richiesta diversa di Seb, ma con ti ritrovi con una macchina al massimo della competitività, è l’intera lettura della corsa a cambiare.

Binotto: scelti i gettoni per lo sviluppo, serve coraggio

“In ogni caso il problema della Ferrari non sta nei piloti, ma in una macchina molto lontana dalla competitività. Non penso che per migliorare bastino un musetto o un alettone: c’è una gara ogni settimana o al massimo ogni 15 giorni, con questa organizzazione vedo difficile sviluppare la macchina o pensare al futuro, è un momento molto delicato”, prosegue Montezemolo, che alla Ferrari “tornerei a piedi ieri, ma ho zero possibilità”, aggiunge.

I tecnici di talento lasciati alla concorrenza

Il presidente dell’era di maggior successo sportivo ammette l’errore iniziale che portò all’era turbo ibrida, avallata sotto la sua gestione, come rivendica anche l’aver dato una connotazione internazionale e vincente alla GeS: “Ai miei tempi avevo costruito una squadra con il meglio del meglio. C’erano Jean Todt, Ross Brawn, Rory Byrne, Paolo Martinelli, Stefano Domenicali. La Formula 1 è come il grande calcio internazionale, non si guardano i passaporti, per vincere si deve cercare il meglio e poi far crescere gli uomini che ci sono all’interno. Negli ultimi tempi, in Ferrari i talenti li hanno fatti andare via. Prima Allison, poi Sassi, adesso tutti alla Mercedes”