Se Interlagos non ha digerito la decisione della Formula 1 di annullare la trasferta in Brasile, a Montreal, il promoter del Gran Premio del Canada, indirizza le proprie critiche alle autorità locali. Dopo aver “tirato il freno” in tempo per risparmiare i costi dell’avvio dei lavori per trasformare le strade sull’isola di Notre Dame in circuito, con l’annullamento del Gran Premio in primavera, l’obiettivo del promoter, rappresentato da François Dumontier, era di rientrare con uno slot autunnale certo non ideale per le condizioni meteo tipiche del periodo a Montreal.

Una prospettiva sfumata, sulla quale Dumontier ha commentato a La Presse: “Ciò che trovo triste è aver lavorato per settimane a un programma, averlo approfondito dopo le consultazioni dei piani delle organizzazioni americane ed europee, ma non aver ricevuto alcun supporto locale per farlo.

GP Gran Bretagna, gli orari del week end in tv

Mi dispiace che, a oggi, nessuno mi abbia chiamato per dirmi se il piano era valido o meno, per apportare suggerimenti o meno. Questo si somma sull’opportunità mancata”.

GP sostenibile solo se con il pubblico

Dalla conferenza stampa a seguito dell’annuncio dell’introduzione in calendario di Imola, Portimao e del Nurburgring, e la cancellazione dei GP in USA, Canada, Messico e Brasile, è emerso anche l’obiettivo degli organizzatori - nel piano presentato alla F1 - di ospitare la Formula 1 con il pubblico sugli spalti.

Una possibilità che potrebbe, il condizionale è d’obbligo, interessare le tappe europee introdotte, sebbene siano da valutare le indicazioni delle autorità. “Non sarebbe stato fattibile”, spiega Dumontier circa la possibilità di un GP del Canada a porte chiuse. Non è sostenibile correre una gara senza spettatori e incassi”, dall’assenza in calendario “ovviamente ci sono importanti perdite. Al tempo stesso, siamo stati in grado di risparmiare perché solitamente iniziavamo a preparare il circuito a fine marzo, dove tutto è stato fermato intorno al 13.

Spero che la situazione coronavirus migliori con una cura o un vaccino. Sul 2021 tutti dovranno collaborare, se i confini resteranno chiusi per un anno ci ritroveremo nella stessa situazione e non è quello che vogliamo”.

Zanardi nuovamente in terapia intensiva