Gp Italia, Leclerc si racconta tra passato, presente e futuro

Gp Italia, Leclerc si racconta tra passato, presente e futuro© Getty Images

Lunga intervista del monegasco con Sky Sport, durante la quale rievoca le bellissime emozioni del 2019, analizza le difficoltà del presente e parla delle speranze del futuro

Matteo Novembrini

5 settembre 2020

Un anno fa, Monza si riscopriva ai piedi di Charles Leclerc, mattatore di una domenica storica al termine della quale era riuscito a sconfiggere Lewis Hamilton e Valtteri Bottas. Fa strano pensare che da quella gara sia già passato un anno, e che da allora Charles non sia più riuscito a salire sul gradino più alto del podio.


I flash di un anno fa

Dodici mesi dopo Leclerc è pronto a rivivere quella fantastica giornata ai microfoni di Sky Sport, all'interno dello speciale a lui dedicato, "La lezione di Charles". Intervista che comincia con le immagini di quell'8 settembre 2019, di un autodromo gremito e tutto dipinto di rosso. E alla domanda "Primo pensiero, immagine che ti viene in mente se diciamo Monza? Chiudi gli occhi ed a che pensi?", lui risponde sorridendo: "E' abbastanza facile come risposta, ed è la mia vittoria l'anno scorso qua. L'ho ripetuto abbastanza volte arrivando qua, con tutte le interviste che abbiamo fatto, Monza sarà sempre un posto speciale per me. Il flash che ho è quello sul podio, perché da una parte avevo tutto il team con i miei due fratelli che avevano guardato la gara dal box, dall'altra tutti i tifosi della Ferrari, inoltre, ed è una cosa di cui non si è saputo più di tanto, c'era anche mia mamma, che era sulle tribune. Con gli occhi ho provato a cercarla, in mezzo a tutti i tifosi, ma non l'ho trovata".

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La vicinanza con i tifosi

Alla domanda sul rapporto con i tifosi, Leclerc risponde: "Uso abbastanza i social, sono sempre molto attivo, guardo quello che mi mandano, e mi fa sempre molto piacere. Quindi li sento vicini, anche se alla fine non sono in pista, e purtroppo non vedere nessuno in pista è un po' triste, soprattutto a Monza dove normalmente noi della Ferrari abbiamo tanto sostegno. Almeno riesco a sentirlo anche se in un'altra maniera, attraverso i social".


La "famiglia" Italia

L'intervista poi vira appunto sull'affetto che il nostro Paese nutre per lui, affetto che Charles dice di sentire: "Ho sempre avuto un rapporto stretto con l'Italia, da bimbo sono cresciuto comunque in Italia perché tutte le gare che facevo con i kart erano in Italia, è un paese che mi è sempre piaciuto tantissimo, poi vedere che ci sono tanti italiani che mi tifano, che è normale essendo io un pilota Ferrari, mi fa molto piacere, e se sono entrato nel cuore di qualcuno mi fa ancora più piacere".

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Ritorno al presente

Per quanto riguarda l'edizione di quest'anno invece, purtroppo le sensazioni dell'anno scorso sembrano destinate a non dover essere ripetute, sia per la poca competitività della Ferrari che per l'assenza del pubblico, ma nessuna rabbia da parte del monegasco: "Non c'è rabbia per la situazione di quest'anno, ovviamente mi rende triste il sapere prima del week-end che non saremo in grado di regalare ai tifosi ed anche alla squadra le gioie che meritano, la realtà è che non siamo abbastanza competitivi. Il mio compito è quello adesso di lavorare al meglio per riportare la Ferrari dove merita, ma non si tratta di rabbia. Come spiegherei la nostra situazione? Senza andare nei dettagli, è molto semplice: non siamo veloci, dobbiamo essere onesti con noi stessi ma anche con tutti i tifosi che stanno guardando, perché loro hanno delle aspettative e non possiamo dare delle false motivazioni quando non ci sono dietro motivi per fare così. Manca performance, dobbiamo lavorare, per adesso non siamo abbastanza veloci".


La reazione di Spa

Riandando indietro di sette giorni, Charles commenta la sua reazione via team radio (dimenticato acceso) durante il Gp del Belgio: "Non mi è piaciuto, come ho detto sono sui social e qualche volta è stato tradotto male, nel peggior modo. Non era rivolto a nessuna persona, è una cosa che si dice in francese quando una situazione è proprio pessima. Non è stata una maniera molto educata di reagire in quella situazione, è stata una reazione naturale che ho avuto senza capire che avevo la radio accesa, adesso mi fa più ridere se ci ripenso. Mi sono lasciato andare, succede, siamo tutti umani, io in macchina l'unica cosa che ho in mente è la determinazione di vincere e di far bene, ed in quel momento era triste vedere che avevamo perso un po' di tempo al pit-stop, a quel punto mi è scappata".

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Peggio del previsto

Il 2020, finora, sta andando notevolmente al di sotto delle aspettative: "Non mi aspettavo una stagione così difficile, perché nei test c'è sempre la speranza che ci sia qualcosa in più di quello che hai, nonostante avessimo già visto che la situazione per noi non era per niente positiva. Però sono comunque test e fino alla prima gara non puoi mai sapere dove sei. Devo dire che mi sarei aspettato un anno negativo, non così negativo, ma purtroppo è così".


Serve pazienza

A Maranello non si guarda solo al futuro: "Non credo che la Ferrari stia pensando troppo al futuro, si guarda ovviamente al futuro ma come tutti gli altri team, nel 2022 ci sarà un grande cambiamento di regolamenti, ma anche se forse non si vede dall'esterno c'è reazione dentro alla squadra, stiamo provando tante cose per trovare delle risposte per i prossimi week-end. Facciamo di tutto per capire e trovare qualcosa, però è una situazione difficile che richiederà del tempo. Da inizio anno abbiamo capito da dove viene il problema, non voglio entrare nei dettagli, ma siamo consapevoli e questa è la cosa più importante, il mio lavoro ora è quello di indirizzare il team sui binari giusti per migliorare, e poi speriamo di poter vedere i risultati sulla pista che è molto importante. Sono una persona sempre ottimista, voglio sempre guardare il lato positivo, anche se adesso siamo in un periodo negativo. Credo nelle persone della squadra, sono sicuro che possiamo recuperare, l'anno scorso siamo stati competitivi, i momenti brutti capitano, ma è in questi momenti che dobbiamo essere forti, sono fiducioso che il team possa ritornare in alto".


Correre per la Rossa è sempre un onore

Charles non si sente assolutamente un prigioniero dell'attuale situazione tecnica: "Io in gabbia? Beh, se essere in gabbia vuol dire essere in Ferrari, voglio essere in gabbia tutta la vita... Guidare per la Ferrari è un onore, anche nei momenti difficili, come ho detto sono ottimista, voglio spingere il team in un momento difficile come questo. Sono giovane, spero di avere davanti tanti altri anni di F1, spero di essere in un progetto che si possa rivelare positivo da entrambi i lati. Possiamo lavorare su una base e migliorare, poi vedremo. E' molto interessanti sentirsi parte di un progetto del genere, mi dà determinazione, non ho mai passato così tanto tempo a Maranello come ho fatto negli ultimi mesi per provare a spingere ogni persona del team e dare il mio feedback sulla macchina per aiutare tutti i reparti della squadra. Spero che quando rivedremo in futuro quest'anno, lo vedremo come un anno nel quale abbiamo imparato tanto da una situazione difficile".

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Nessuna promessa per il futuro, ma massimo impegno

Sul concetto del sentirsi onorato di correre per il Cavallino, Charles torna poi per parlare del traguardo dei 1000 Gp che la Ferrari taglierà al Mugello domenica prossima: "E' un onore essere parte della squadra per questo traguardo, ancora a volte non mi sembra reale, mi sento giovane ma per già parte di una squadra come la Ferrari è veramente un onore. Sceglierne una di queste mille sarebbe difficile, l'era migliore è stata quella di Michael, ma non sarei proprio in grado di sceglierne una. Promesse da fare ai tifosi? Posso dire che nel team diamo il 200%, sicuro, poi promettere i risultati ed i tempi dei risultati è difficile, perché non si possono avere risposte prima ancora che tu abbia fatto il lavoro per migliorare, spero comunque di regalare emozioni in pista nei prossimi anni, farò di tutto".

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