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Serve pazienza.Ovvero, rassegnamoci


“Ci vuole tempo, abbiamo davanti a noi una stagione difficile, sarà dura anche l'anno prossimo”. E poi: “Non c'è niente di peggio che dare delle speranze senza poter raggiungere gli obiettivi. La nostra realtà ci dice che siamo tra il sesto e il quarto posto e dobbiamo progredire per l'anno prossimo. Progredire vuol dire essere sul podio, ma non è quella di vincere. Nel 2022 si riscriveranno le regole e in quel momento dovremo avere le ambizioni per tornare a vincere”. Il presidente ha parlato. Finalmente, direbbe qualcuno. Ha parlato, sì, ma non ha potuto far altro che sottolineare delle ovvietà, non aggiungendo niente di nuovo a quello che, da Mattia Binotto in giù, si va ripetendo da inizio anno a Maranello e dintorni. Pazienza e rassegnazione non sono due sinonimi, ma possono diventarlo nell'ideale comune di una Ferrari mai così impotente. Il Cavallino Rampante ha completamente cannato il progetto 2020, questa è la certezza, poi è difficile, o forse impossibile ad eccezione dei diretti interessati, dire quanto stia influendo su questo fallimento l'accordo segreto con la Federazione e quanto gli errori di pura progettazione. Sul perché la Ferrari non stia portando miglioramenti su questa SF1000, Binotto ha detto che c'è un difetto di fondo non risolvibile con aggiornamenti medio-piccoli mirati. Non lo ha detto, ma lo ha fatto capire, che questa macchina andrebbe gettata nel cassonetto. Purtroppo non si può, ed anzi toccherà tenerla anche l'anno prossimo, per via della possibilità di sviluppo sempre più stringente a partire dal 20 settembre (ne parliamo a parte). Si potrà riprogettare il motore senza vincoli, ma sul telaio gli aggiornamenti contingentati non permettono di fare previsioni ottimistiche. Anche al Mugello, la Rossa si è presa un distacco di oltre due decimi al chilometro, una costante per tutto l'anno. E' rimasto deluso da chi sperava in una prestazione migliore rispetto a Monza e Spa, contando più sulle prestazioni di Silverstone e Barcellona: la tipologia di pista è vero che era diversa, ma è cambiato anche il livello degli avversari, che tutti, chi più chi meno, dall'Inghilterra ad oggi hanno portato qualche pezzo nuovo. Motivo per cui Leclerc e Vettel al Mugello non sono stati in grado di battersi praticamente con nessuno. Uno sa già che se ne andrà, l'altro spera solo di veder finire questo incubo al più presto.

Vettel: "Non siamo veloci, per tanti motivi"

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