Sei anni fa, quando la F1 sbarcava in Russia per la prima volta nella sua storia, c'erano due Mercedes imprendibili davanti a tutti. Sei anni dopo è ancora così, con un dato parecchio sconfortante (per tutti gli altri, si intende): su sei edizioni, la Mercedes a Sochi ha vinto sei volte.

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In Russia a caccia di record

Mentre la casa della Stella pregusta l'allungo di un filotto che ha dell'incredibile, a Sochi potremmo assistere a due record per niente trascurabili. Da una parte, lo sapete, il numero di vittorie di Lewis Hamilton, che vincendo ancora salirebbe a quota 91 Gp vinti, a parimerito con il primato assoluto di Michael Schumacher. L'altro, invece, riguarda Kimi Raikkonen: con 322 partecipazioni, a Sochi il finlandese aggancerà Rubens Barrichello, fermo a 323, con la prospettiva di diventare il pilota con più partenze all'attivo al Nurburgring.

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Bottas ce la farà?

Da una parte i primati, dall'altra tutto il resto. Cioè andare su una pista storicamente favorevole ad una squadra che quest'anno non ha rivali, roba da pennichella domenicale annunciata, se solo non fosse per un Valtteri Bottas che sull'atipico circuito cittadino russo è sempre andato forte. Servirà lui, oltre al caffé della domenica, per tenere sveglio chi teme di fare un pisolino. Del resto, passare dal Mugello a Sochi, circuito molto più anonimo rispetto ai saliscendi toscani, già di per sé non è propriamente una garanzia, ma qualche spunto di interesse dovrà pur averlo questo Gran Premio di Russia giunto ormai alla sua settima edizione. Potrebbe averlo proprio in Bottas, in una classifica ormai sempre più deficitaria per lui, coni suoi 55 punti di ritardo da Hamilton. Rispolverare però il sapore del successo dopo più di due mesi e mezzo gli servirebbe per ritrovare un po' di fiducia e magari regalarci, chissà, qualche battaglia meno scontata in una guerra già indirizzata. 

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Verstappen vuole il riscatto

In un'albo d'oro monocromatico Max Verstappen vorrebbe dare una spruzzata di blu, dopo le due tappe italiane che per lui hanno significato l'addio alle già precarie speranze iridate. Sochi è un cittadino atipico dicevamo, perché ai soliti tratti guidati caratteristici di un cittadino (dove l'aderenza meccanica ed i cinematismi delle sospensioni nelle curve a bassa velocità contano anche più del puro carico aerodinamico) offre anche due rettilinei molto lunghi più consoni a piste veloci. Si può dunque giocare sugli assetti, tenendo sempre bene a mente il precario equilibrio tra carico e velocità di punta. Piccola nota a margine: strano ma vero, su questo tracciato il team di Milton Keynes non è mai andato sul podio.

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Ferrari, qualche novità sulla SF1000?

Mattia Binotto al Mugello aveva detto che qualcosa sulla SF1000 si sarebbe visto a Sochi, mettendo però le mani avanti e affermando che non si sarebbe trattato di niente di significativo per una vettura che sta pericolosamente regredendo nei valori in pista, semplicemente perché gli avversari stanno portando aggiornamenti ed il Cavallino no. La Pirelli porterà a Sochi la C5, la C4 e la C3, ovvero le tre mescole più morbide tra le cinque a disposizione. Novità a parte, la carta gomme è l'unica per Maranello: da una parte è vero che il Cavallino usura molto le coperture, dall'altra però le mescole morbide sono quelle che più possono aiutare una vettura che fa fatica, dando un po' di aderenza aggiuntiva. Per il resto, poco altro da aggiungere. Purtroppo.

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