Pioveva, a Shanghai. Pioveva e c'era l'impressione di vivere qualcosa di sensazionalistico, l'ultimo numero di un campionissimo che si apprestava a vivere le sue ultime tre settimane da pilota di Formula 1, prima di dire basta. Era l'1 ottobre 2006, Gran Premio della Cina, ed avete già capito di chi stiamo parlando.

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2006, che storia

Sono passati 14 anni dalla 91°, ed ultima, vittoria di Michael Schumacher in F1. Oggi che il record assoluto di vittorie sta per essere battuto da Lewis Hamilton, la ricorrenza riporta alla mente quei momenti di una mattinata impossibile da dimenticare per chi quella volta, per godersi la corsa di Shanghai, aveva puntato la sveglia di buon'ora, nonostante fosse domenica. C'era in ballo un titolo mondiale che più appassionante non sarebbe potuto essere: un avvio al fulmicotone della Renault, con un +25 in classifica di Alonso su Schumacher dopo il Canada, esattamente a metà campionato. Poi però era venuta fuori quella Ferrari che non accettava la sconfitta, che tornava incessamente in pista per lavorare, recuperare e vincere ancora, insieme alla disumana forza di volontà di un uomo che non accettava la parola resa. E così il Cavallino aveva iniziato a recuperare, punto su punto, fino a Monza, in una giornata altrettanto indimenticabile: Schumi vince ed annuncia il ritiro, Alonso finisce ko ed il tedesco si riporta a -2 nel mondiale, a tre gare dalla fine.

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Se le Bridgestone non vanno

Ed ecco Shanghai, dove la Ferrari trova un fine settimana zeppo d'acqua. Una pessima notizia per la Rossa, costretta a montare una Bridgestone che sul bagnato proprio non va. Ed in qualifica infatti sono dolori, con le Renault che occupano la prima fila mentre tutti i gommati della casa nipponica affondano: l'unico che ci mette del suo è Michael, autore di un 6° tempo che vale una pole, considerando che la seconda vettura calzante Bridgestone è appena in 14° posizione. Piove anche la domenica, e Schumi è l'unico che in quelle condizioni può inventarsi qualcosa: parte adagio, si sbarazza delle Honda e sale al 3° posto dopo il ritiro di Raikkonen, anche se a quel punto le R26 sembrano troppo lontane. Invece la pista comincia ad asciugarsi, Michael recupera, decimo su decimo, e continua a ridurre il gap anche dopo la prima sosta: lui e Fisichella, con l'altra Renault, sono rimasti con le stesse gomme, facendo solo rabbocco di carburante, mentre Alonso ha sostituito le anteriori. Le intermedie nuove, su un tracciato ormai quasi completamente asciutto, almeno nella traiettoria ideale, non funzionano e Giancarlo e Michael arrivano alle spalle dello spagnolo. La Renault, con in ballo anche il titolo Costruttori, non sa cosa fare, temporeggia, mentre Michael mette pressione alle spalle, dal momento che è ormai negli scarichi delle vetture francesi. E dal muretto a Fisico danno il via libera per passare un Alonso in crisi. Senza più copertura alle spalle, Michael annusa la preda, la studia e poi passa incrociando in curva 3.

Che sorpasso a Fisichella!

Se al momento del via l'obbiettivo del Cavallino era contenere i danni, ora sul piatto c'è un'occasione clamorosa. Alonso tenta per primo le gomme da asciutto, ma perde un sacco di tempo per una posteriore destra che non si avvita e praticamente è fuori dai giochi per la vittoria. Il successo ormai è una questione tra Fisichella e Schumacher, con l'italiano che riesce a stare davanti dopo la seconda sosta, effettuata in seguito a Schumi. Il quale però ha gomme già calde, contro quelle non ancora in temperatura del romano, che in uscita dai box va lungo, toccando la traiettoria ancora umida. Il ferrarista arriva come un falco, vede l'opportunità e si getta all'interno: le ruote di destra sono sull'erba, Michael è al limite ma passa. Un sorpasso capolavoro e tanti saluti verso il successo. Sarà l'ultimo trionfo di una carriera irripetibile, se non nei numeri almeno nelle vicende agonistiche, nel bene e nel male. L'ultimo capolavoro di una stagione che, come ben sapete, non avrà un lieto fine per la Ferrari.

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