Quel giorno nell'aria c'era la sensazione di qualcosa di unico, di storico, di irripetibile. Probabilmente, se non ce l'avessero fatta quel giorno Michael Schumacher e la Ferrari non ce l'avrebbero fatta più. Cinque anni di delusioni sarebbero bastate ed avanzate per chiuderla lì. Di sicuro se lo sarebbero chiesto, Michael e la Rossa, dove trovare nuovamente la forza dopo l'ennesimo titolo sfumato all'ultima corsa. Ma per fortuna, non era quello il caso: era l'8 ottobre 2000, precisamente 20 anni fa, e la storia del Cavallino e della Formula 1 si apprestava a cambiare per sempre.

Mick Schumacher pronto al debutto

Cielo grigio a Suzuka

Quel giorno la luce tenue e soffice del Sol Levante tipica di Suzuka aveva lasciato il posto ad un cielo plumbeo, capace di dispensare anche qualche goccia di pioggia giusto per aggiungere pathos ad una domenica già ansiogena. Era pomeriggio in Giappone, l'alba in Italia mentre Michael Schumacher correva contro quel demonio di Mika Hakkinen, unico e fiero avversario di quegli anni di lotte e battaglie, vinte e perse. In cinque anni Schumi di battaglie ne aveva vinte parecchie, anche in maniera grandiosa, ma non era mai riuscito a far sua la guerra. 

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Che stagione

L'occasione si ripresentava quell'anno, in coda ad un campionato nuovamente combattuto sul filo del rasoio. In Belgio Mika aveva sferrato quello che sembrava il colpo del ko, ma Michael era riuscito a ribaltare una situazione apparentemente critica vincendo a Monza e poi ad Indy, laddove il motore di Hakkinen si era dissolto in una nube di fumo. A Suzuka serviva completare l'opera, anche per evitare di protrarre tutto all'atto finale di Sepang, in Malesia. Pole position ma partenza sbagliata, quindi inseguimento senza respiro al finlandese, per 37, lunghissimi giri. Mika quindi era andato ai box, e per Michael si era presentata l'occasione dell'adesso o mai più; tre giri a tutta poi dentro ai box pure lui, per la sosta decisiva del mondiale: meccanici Ferrari impeccabili e Michael via a scappare davanti.

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La voce di Jean

Con la tensione a mille, la Rossa numero 3 completa ad uno ad uno tutti i giri che la separano dalla bandiera a scacchi. Hakkinen dietro insegue, ma non può fare niente. Fino all'ultimo giro, all'ultima curva, all'ultimo metro prima della fine: dopo 21 anni la Ferrari è nuovamente iridata nel Piloti, per Schumi fanno tre in carriera, il primo con il Cavallino dopo una lenta e faticosa risalita durata cinque stagioni. "Niente sarà più come prima, Michael", sussurra la voce tremante di Jean Todt nell'orecchio di Schumi. Aveva ragione.

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