Andrà rivoltata completamente la SF1000 nel passaggio al progetto 2021: dall’aerodinamica al singolo dado. Un’attenzione particolare andrà su quelli di fissaggio delle ruote, al centro di un limite legato all’affidabilità della filettatura che ha portato spesso a pit-stop “lenti” rispetto ai riferimenti fissati dalla concorrenza. Red Bull stabilmente sub-2 secondi nelle operazioni al box, dove in Ferrari – certo non per colpe dei meccanici impegnati nel cambio gomme – un pit ogni 5 effettuati è stato completato in più di 3,5 secondi.

Correttivi in cantiere

Ecco, se differenze di una manciata di decimi possono spostare gli equilibri di una gara quando sei in lotta per vincere o per il podio, il 22% di pit-stop effettuati dalla Ferrari oltre i 3”5 è decisamente un dato insufficiente.

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Alla vigilia del GP di Abu Dhabi, sul punto è Diego Ioverno, responsabile delle Operazioni autotelaio, a spiegare i limiti tecnici della specifica di dato utilizzata: “È vero che il numero di soste superiore ai 3,5 secondi è troppo alto per quelli che sono storicamente gli standard della Scuderia ma il più delle volte le cause che hanno portato a un rilascio della vettura tutt’altro che ottimale sono dovute ad un problema specifico, legato al dado della ruota.

La filettatura non è robusta abbastanza, il che ha provocato più volte lo spanamento del dado stesso. È un problema di affidabilità su cui stiamo lavorando alacremente per cercare di risolverlo per il prossimo anno”.

Incertezza negativa sui meccanici

Nel recente passato ci sono state squadre che, sull’altare della massima rapidità del cambio gomme hanno sacrificato altre soluzioni tecniche – vedi i mozzi soffiati -, come nel caso Williams. Se Red Bull si è segnalata quale primatista (stabile) dei cambi gomme in meno di 2”, completare le operazioni in pochi decimi in più automaticamente trasforma il pit in “lento”.

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Operare su un componente, il dado ruota, a rischio rottura non aiuta il lavoro dei meccanici e Ioverno prosegue: “È chiaro che i ragazzi sentono anche inconsciamente che, dovendo agire su un componente più a rischio, il margine d’errore nell’innesto della pistola sul dado è molto più ristretto, il che comporta un effetto perverso che rallenta complessivamente tutte le operazioni. Lo si vede anche nel tempo medio dei pit-stop definiti buoni, che è di 2.73 secondi: c’è anche qui un po’ di margine di miglioramento”.

La componente umana e la stabilità

Oltre alla specifica di dado differente nel 2021, Ioverno guarda ai meccanismi della squadra impegnata ai pit-stop, “innanzitutto vale la pena sottolineare che la nostra è una squadra giovane anche in questo settore specifico. Nell’ultimo biennio è iniziato un importante processo di rinnovamento, sia nei ruoli operativi che in quelli di coordinamento. È ovvio quindi che ci sia bisogno di un po’ di tempo per migliorare l’amalgama fra tutti i componenti del team del pit-stop perché non c’è operazione in questo sport in cui la sincornizzazione fra il lavoro di oltre venti persone sia più importante.

Non è un caso che le crew migliori siano formate da un organico ormai stabile da tanti anni. Oltre al già citato lavoro sull’affidabilità bisogna quindi lavorare su questo fronte, sia attraverso allenamenti specifici che con sessioni di training psico-fisici: un’altra priorità dell’inverno che ci porterà al 2021”.

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