In Bahrain vedremo se sfoggerà nuovamente il taccuino sul quale appuntare ogni dettaglio del comportamento della monoposto, come fece all’inizio dell’avventura in Ferrari. Di certo, Sebastian Vettel in Aston Martin ha iniziato a interrogare i tecnici su cosa si ritroverà a guidare.

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Non è certo un tratto esclusivo di Seb, è scontato immaginare qualsiasi pilota al cambio di squadra informarsi nel dettaglio delle questioni tecniche. Lo stesso Carlos Sainz, quando lo scorso dicembre è passato per la prima volta a Maranello, in fabbrica, ha ammesso avrebbe voluto iniziare subito con una raffica di domande approfondite ai tecnici sulla monoposto.

Seb come un ingegnere, più di un ingegnere

A Silverstone si sono ritrovati a scoprire il metodo-Vettel, del quale Szafnauer racconta: “E’ davvero voglioso dimettersi al lavoro. Abbiamo già iniziato a lavorare con lui e si vede. Ha fatto tutte le domande giuste, tante domande. Ha davvero fame di sapere.

Un ingegnere mi ha descritto Sebastian in questi termini: è come avere un ingegnere della prestazione al volante.

Vuole conoscere tante cose quante ne chiede un ingegnere della prestazione che lavora sulla macchina, se non di più. Lavoro dell’ingegnere che richiede la comprensione di ogni più piccolo aspetto della prestazione della macchina. Seb vuole saperne altrettanto e un extra in più.

È un tratto positivo col quale avere a che fare, lui ce l’ha e l’ha portato con sé nel nostro team. Lo vediamo ed è davvero, davvero affamato, voglioso di divertirsi ancora in Formula 1, il che vuol dire per lui essere competitivo”, spiega il team principal a Sky Sports.

Vettel-Stroll come Ocon e Perez

Dalla pista avremo le risposte che si attendono sulla competitività di Vettel, che non avrà certo disimparato a guidare né ad andare forte – come ripetono Stroll Sr e Szafnauer – e dovrà dimostrarlo in un nuovo ambiente, dove avrà accanto un Lance Stroll a sua volta chiamato a dare un segnale e giustificare il proprio ruolo.

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Una convivenza sulla quale Szafnauer dice: “È un pilota di grande esperienza ma non è assolutamente sul viale del tramonto all’età di 33 anni. Lance è molto più giovane e in una fase di formazione. È una combinazione che crediamo si integrerà bene.

Abbiamo già avuto un passato di piloti a collaborare molto da vicino per esprimere il massimo che era possibile dalla macchina e dalla squadra. Anche al tempo in cui Esteban e Sergio capitava che si prendessero in pista, dietro le quinte condividevano tutti i dati, lavoravano insieme e senza sosta per assicurarsi che ottenessimo il massimo dalla macchina nel week end di gara. Vedo questa collaborazione proseguire con Sebastian e Lance, ma l’aspetto”