Certi amori fanno giri immensi e poi ritornano. Dopo sei stagioni da separati, tornare a leggere “McLaren-Mercedes” farà il suo effetto. Certo, non sarà come prima: da partner privilegiato a semplice cliente c'è una bella differenza, ma sempre di un ritorno insieme si tratta.

La MCL35M come un progetto nuovo

L'azzardo di Dennis

Da Mercedes a Mercedes, un cerchio che si chiude. Con le power unit di Brixworth per Woking era cominciata l'era ibrida e con le stesse power unit terminerà l'epoca, almeno per ora, dello sviluppo continuo prima del congelamento. Ron Dennis, quando aveva detto ciao, aveva avuto le sue ragioni: nel 2014 a Woking c'era sempre una certa ambizione, quella di essere un team in grado di puntare al titolo mondiale; restare clienti Mercedes voleva dire, al massimo, essere i migliori degli altri dietro alla casa ufficiale. Da qui l'azzardo Honda, che da bella possibilità si è tramutata in un declino inarrestabile, negli anni di bassi assoluti e del girotondo dei motori: da Mercedes a Honda, da Honda a Renault, da Renault di nuovo a Mercedes; mancavano i Ferrari e la McLaren li avrebbe avuti tutti.

Brown: con Mercedes per sfidarla e vincere

Discesa e risalita

Da Mercedes a Mercedes, la McLaren è scesa agli inferi e poi è risalita. Ma i motori c'entrano fino ad un certo punto: a Woking non vincono dall'ultimo Gp del 2012, cioè molto prima che arrivassero le power unit. Il disastro Honda dei primi anni ha peggiorato la situazione, ma a progettare macchine i problemi c'erano già da un po', e lo si è visto al primo anno con i Renault, nel 2018. La squadra si perse completamente nello sviluppo e dovette attuare una mini rivoluzione per risalire. Con Norris e Sainz è tornato il sereno nel lavoro ai box, mentre in fabbrica il buon umore è tornato con l'arrivo di Andreas Seidl in qualità di team principal e Gil de Ferran come direttore sportivo, affiancati dal già presente Zak Brown in qualità di CEO. Un trittico che ha azzeccato tutte le mosse ridando lustro ad una squadra che, dopo otto anni, ha saputo tornare sul podio tra i Costruttori.

Il primo fire-up della nuova MCL35M

 Che storia!

Erano sicuramente altri tempi quelli in cui le McLaren furono dipinte d'argento, perché non si trattava solo di semplice fornitura, ma di una collaborazione stretta e ben avviata. McLaren e Mercedes, nelle loro 20 stagioni dal 1995 al 2014, hanno saputo vincere e perdere insieme, dando vita ad un binomio che non verrà mai dimenticato. Le sfide di Hakkinen contro Schumacher sono pagine consegnate agli annali, e non va dimenticato che la stessa Mercedes all'epoca era sul punto di rilevare tutta quanta la struttura per debuttare come casa costruttrice e non solo come motorista, facendo quello che poi ha fatto acquistando la Brawn GP. Chissà come sarebbe andata la storia...

Norris, pro e contro del passaggio ai Mercedes

Verso il 2022

Se la gloriosa partnership che fu pare irripetibile, almeno ora si può guardare ad un futuro ancora più limpido del presente. In linea generale, i propulsori Mercedes sono una garanzia: erano i migliori lo scorso anno e lo saranno ragionevolmente anche quest'anno. E poi il 2022, la grande occasione: per Ricciardo è la chance della vita, per Norris forse un crocevia fondamentale della carriera. Il binomio McLaren-Mercedes ha portato a casa quattro titoli, tre Piloti (Hakkinen nel 1998 e 1999, Hamilton nel 2008) ed uno Costruttori (1998), e 78 vittorie; chissà che non siano statistiche da ritoccare nel prossimo futuro.

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