E alla fine il tanto atteso ritorno di Fernando Alonso è diventato realtà. Realtà non troppo sfavillante, perché l’Alpine di cui dispone, come tutti sanno, al momento non è una monoposto al top, ma il potenziale tecnologico e di know-how è comunque interessante e in grado di offrire ottime opportunità, anche e soprattutto strada facendo.

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Alonso ha surclassato Ocon

Per questo lo spagnolo è apparso subito gasatissimo, sia in prova che in qualifica vera e propria, e, non di meno, in condizioni gara. Tanto per cominciare, il primo pensiero se l’è tolto subito e alla grande, perché il round iniziale del difficile confronto diretto con lo scomodo compagno di squadra Esteban Ocon è subito andato in suo favore, sia al termine delle qualifiche stesse che in corsa. L’accesso agevole di Fernando al Q3, con una bellissima nona casella di partenza, a confronto col sedicesimo posto del giovane francese sullo schieramento, sono un primo, confortante segnale che lo spagnolo ha iniziato con l’adrenalina e le coordinate psico-fisiche giuste, per niente intimorito da quindici, rilevanti e innegabili anni di differenza all’anagrafe col più diretto tra i concorrenti.

Poi, certo, aggiudicarsi il primo round non vuol dire assolutamente nulla, in chiave futura, ma, se non altro, è sicuro che il Matador presentatosi ai nastri di partenza del mondiale 2021 è ancora pilota assolutamente di classe adamantina e di motivazioni tignosamente e nobilmente intatte.

De Meo ha fatto bene a riportare Alonso in F1

Per cui, sul piano del primo riscontro possibile, l’intuizione e la visione di De Meo di riportarlo in servizio effettivo permanente, vanno solo e soltanto applaudite. Perché non solo l’Alpine ha bisogno di uno come Fernando, ma anche la Formula Uno tutta e il caldo loggione degli appassionati.

Alonso si sente al top, come Hamilton e Verstappen

Poi, certo, si son viste altre due cosette di cui gioire e meditare, la prima dialettica e la seconda stupendamente agonistica. Sentir dichiarare lo spagnolo che non si sente esattamente uguale a Lewis Hamilton e a Max Verstappen, perché percepisce dentro di sé d’essere invero chiaramente superiore, è stata e resta una frase meravigliosa.

Magari non esattamente veridica, ma, cosa importa? Come si dice in questi casi, non è vero ma ci credo... La verità è che, al netto delle argomentazioni, c’è disperatamente bisogno in una F.1 moscia e asettica come questa, anche delle boutade, del colpo d’ala, della guasconata da bar sport, per dare un che di colore e calore, per dimostrare che un top driver non è solo un buon controllore d’apparecchiature elettroniche ma anche un uomo che ha adrenalina, orgoglio, valori e tanta rabbia a lucidare e a fare da reagente alla classe e al dna del campione.

La novità più bella del 2021

Per questo la presenza dell’asturiano a tutt’oggi s’impone, a prescindere dal risultato del Bahrain, come la più percepibile e vivificante novità regolamentare di questo particolarissimo 2021. Poi, ovvio, non sono mica solo chiacchiere e distintivo. In fondo, dopo il pronti-via, vederlo ben vicino e intruppato nel gruppetto dei migliori, alle prime curve, ha dato ulteriore allure e emozionante senso dell’appartenenza al vecchio e mai domo manico.

Peraltro lodevole ottavo dopo dieci tornate, preso a sandwich tra Stroll, settimo, e la Ferrari dell’amico Sainz, nono. E di certo per lui tornare a vedere del rosso negli specchietti retrovisori deve avergli dato un gusto paradisiaco che neanche un bicchiere di Fanta gelata a mezzogiorno nel Grand Canyon, in assenza di ombra.

Quanto al resto, nel prosieguo della corsa, c’è anche stata la lotta titanica che l’ha visto contrapposto in uno spettacolare triello contemporaneamente con lo stesso Sainz e anche con Sebastian Vettel, guarda caso colui che in Ferrari era arrivato al suo posto per scrivere nuove e ben più gloriose pagine.

Alpine non all'altezza

Be’, la sua Alpine, in quel momento, non era in condizioni di dare sfogo alla volontà di chi la guidava, ma resta la consolazione che lo spettacolo visto nel confronto all’ultima staccata ha restituito il gusto della lotta tra duri e puri. Infine, il mesto rientro in pit-lane e quindi il parcheggio lento e la monoposto ritirata ai box, a chiudere un fine settimana intensissimo e non privo di quelle sensazioni che solo un champ e un personaggio come lui sa dare. A far meditare è anche l’anonimo tredicesimo posto finale di Esteban Ocon, che resta pilota bravissimo e ricco di capacità. Però sono le sue difficoltà e la fatica con cui è riuscito ad arrivare al traguardo a dare invece la misura della scioltezza di Alonso, della dinamicità e della capacità di viaggiare con disinvoltura nelle zone assai più nobili della classifica.

Nando carico

Un Nando al quale, sarà bene dirlo e sottolinearlo fin da ora, gli anni lontani dal mondiale non solo non hanno portato danno, ma, al contrario, gli hanno ricaricato il kers psicologico e motivazionale, restituendolo originale, spettacolare, carissimo, rissoso e irascibile come sempre. Anche senza cattiveria, per il solo gusto di dire la sua, di mostrare che c’è e di far capire a tutti che è bellissimo notare, dietro la classe sopraffina del pilota, il solito carattere sulfureo e al titanio. Intanto, il confronto diretto interno in seno all’Alpine è solo cominciato.

Alonso e Raikkonen per una F1 romantica

Il mondiale del nuovo marchio francese s’è avviato con un aperitivo bello frizzante, a dispetto di ciò che dice la classifica. E, soprattutto, rivedere il due volte campione del mondo in lizza in un weekend iridato è stato un vero piacere, sia per gli occhi che per il cuore. Pensare che venti anni fa si apriva una stagione mondiale con Fernando Alonso e Kimi Raikkonen in lizza da inesperte matricole, rende ancora più lucente e prezioso il prendere atto che per fortuna entrambi sono ancora della partita. Pronti a regalarci nuove motivazioni, frasi, non frasi e sorpassi spettacolari in grado di lucidare la nostra inguaribile passione, mai come ora così romanticamente risarcita.