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Lewis Hamilton

Magari nel corso dell'anno inserirlo tra i top di giornata verrà pure a noia, come succede sempre a quelli che la fanno troppe volte da padrone, e qui nessuno vuole la monotonia. Ma il buongiorno che Lewis Hamilton ha dato al Mondiale 2021 è di quelli da far schizzare in piedi e far scattare l'applauso. Sir Lewis Hamilton, fresco di cavalierato da parte della Regina Elisabetta II, è venuto fuori nelle difficoltà di una Mercedes per adesso molto più umana rispetto alla marziana degli ultimi tempi, un'umana che ha avuto bisogno di un cavaliere, appunto, per essere condotta per mano al successo. Vinceva con una macchina superiore, ma vince anche con quella che complessivamente non pare essere la monoposto migliore del lotto (ma non cadiamo nel tranello: pur con qualche difficoltà a livello di bilanciamento, nei test la W12 era andata già molto forte sui passi gara). Per farla breve, anche se ci sarà tempo per i giudizi un po' più concreti (Imola, tra tre settimane, sarà una pista completamente diversa ed utile per capire di più), la sensazione dopo una gara è questa: la Red Bull è velocissima e probabilmente la migliore sul giro secco (e diamo il merito ai piloti: la differenza che ha fatto Lewis su Valtteri è la stessa che Max ha fatto su Sergio), in gara di differenze prestazionali tra RB16B e W12 ce ne sono state molte meno. Senza nulla togliere al primo leader della classifica del campionato, il cui più grande merito, tra i tanti della domenica del Golfo, è stato quello di concedere a Verstappen un solo vero tentativo di sorpasso nel finale, peraltro costringendolo ad andare troppo largo in curva 4 facendosi restituire la posizione. In una condizione tecnica di inferiorità, perché con gomme di qualche giro più vecchie. Il primo round, Lewis se lo è aggiudicato con merito.

Hamilton: "Oggi ho fatto qualcosa di speciale"

Sergio Perez

Il display sul volante che si spegne, la macchina che si ammutolisce. Un brivido freddo lungo la schiena, il cuore che aumenta i battiti. Istanti di panico, istanti sportivamente drammatici. Ma Sergio Perez non poteva non iniziare neanche la sua prima gara in Red Bull, ed il suo primo capolavoro Checo lo ha fatto lì: da solo, con la radio che non funzionava, ha staccato e reinserito il volante, per la procedura di emergenza e riavviamento del motore. A quel punto è tornato a sentire l'ingegnere che in cuffia ripeteva “radio check, radio check”, ha risolto il “fail” che compariva sul volante ed è ripartito, verso la pit-lane, laddove ha cominciato tutta un'altra gara rispetto a quella che aveva pensato. Da 11° sarebbe stata dura, da ultimo lo è stata ancora di più: ma Sergio da queste parti ha sempre una rimonta in canna ed ha chiuso 5°, un grande risultato considerando che era alla prima su una vettura con cui il livello di confidenza è ancora molto basso. Una rimonta terminata ad una manciata di secondi da Norris, che vuol dire due cose: la macchina c'è, il pilota pure. Ed è già un ottimo punto di partenza.

Yuki Tsunoda

Quando Kimi e Nando debuttavano a Melbourne 2001 lui aveva solamente nove mesi. Venti anni dopo loro sono sempre lì, e per lui è stato un piacere battagliare con loro. Yuki Tsunoda si è presentato al mondo con la forza di un uragano, rispolverando quella vecchia passione per i piloti samurai che in F1 mancava da un po'. A livello statistico ha riportato il Giappone a punti per la prima volta dopo più di otto anni (Kamui Kobayashi, 9° ad Interlagos 2012), ma Yuki ha regalato molto di più a livello emotivo: nel Sol Levante impazzivano per lui già dopo i test, e ieri è stata festa grande. Non solo in Giappone: in tanti già simpatizzano per questo nipponico classe 2000 (il primo pilota del nuovo millennio ad aver debuttato in F1), ufficiosamente alto 1 metro e 59 centrimetri, della serie “nelle botti piccole ci sta il vino buono”. Di buono Tsunoda ha fatto vedere molto, rinnegando il credo che nel nome ci sia già tutto il nostro destino: “Yuki”, in giapponese, significa “neve”; lui, più che la delicatezza della neve, ha ricordato la forza della grandine, con degli attacchi spavaldi ed aggressivi che hanno caratterizzato la sua rimonta dopo una brutta partenza. Alle telecamere è sfuggito il sorpasso ai danni di Lance Stroll, quello che è valso al pilota AlphaTauri il 9° posto finale: un sorpasso “alla Ricciardo”, perché pur essendo lontanissimo in curva 1, Tsunoda ha affondato la staccata, frenando tardissimo e buttandosi all'interno del canadese, che per fortuna di entrambi si è accorto dell'entrata a kamikaze allargando la traiettoria il giusto per evitare un incidente. Se c'è un richiamo da fare a questo giovanissimo pilota, è proprio questo: saper gestire una dose di aggressività che fa già innamorare ma che al tempo stesso può rivelarsi un boomerang per l'eccesso di foga; servirà incanalare nella giusta direzione la meravigliosa irruenza dei 20 anni, per trasformarla in buoni risultati e tanta, tanta velocità.

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