Districarsi tra quanto avvenuto a Spa-Francorchamps domenica scorsa vorrebbe dire chiamare in gioco più aspetti. Il punto commerciale, dei contratti tra organizzatore e FOM. Il punto tecnico di monoposto in regime di parco chiuso sin dall'inizio della qualifica - al di là di una visibilità nulla per i piloti, sulla quale variazioni d'assetto non avrebbero affatto inciso -. Il punto politico della rilevanza (nulla) della voce dei piloti, di fatto l'inesistenza quando conta: tutti a commentare ex post sulle decisioni assunte dalla direzione gara.

Sterzi a parte: Dal Granpremietto al Granpremiaccio

Il GP del Belgio, semplicemente, non presentava le condizioni per essere disputato in sicurezza. Il dato è pacifico. Semmai, sono da giudicare e contestare le scelte della direzione gara legate alla ripartenza-farsa dietro Safety Car, per un minimo sindacale di giri utile ad assegnare metà punteggio - premiante non si sa bene di cosa, in una non-gara - e la fortissima sensazione d'essersi così liberati di code legali su rimborsi dei tagliandi dovuti agli spettatori. 

Ricciardo: no alle roulette russe

Tra le voci dei piloti, emerse solo dopo il diluvio, due contano più di altre, per contenuto del pensiero. Ricciardo: "(...) Abbiamo cambiato mentalità rispetto a molti anni fa. Non ero nato all’epoca in cui era normale che ci fossero morti in Formula 1. Sono certo che fosse qualcosa difficile da accettare anche allora, ma succedeva regolarmente ed era una sorta di 'normalità'. Con la mentalità di adesso, non avrei fatto il pilota negli anni ’60: questo è uno sport, non una roulette russa. Ci piace il rischio, ma quando si tratta di vita e di morte non ne vale la pena". 

Hamilton: il peso dei soldi

Hamilton: "E' stata una farsa e le sole persone a perdere sono i tifosi che hanno pagato  un sacco di soldi per vederci correre. 

Il sondaggio: Dì la tua su Spa, cosa ne pensi?

(...) Siamo stati mandati fuori per una sola ragione. Due giri dietro una safety car, nei quali non c'era possibilità di guadagnare o perdere una posizione o offrire divertimento al pubblico non è gareggiare. 

Avremmo dovuto solo chiuderla, non far rischiare i piloti e, cosa più importante, rimborsare i tifosi che rappresentano il cuore del nostro sport".

Il metodo Ecclestone

L'accettazione del rischio da un lato, il denaro dall'altro. Cardini dello sport motoristico. Ricciardo si rifà a un paragone col passato, Hamilton chiama in causa gli interessi. La sintesi in una sola persona: Bernie Ecclestone. L'ex capo assoluto del Circus ha una sua idea molto chiara sulla gestione vista a Spa-Francorchamps.

"Io avrei detto alle 15:00, quando sarebbe dovuta partire la gara: riproviamo alle 16:00 o alle 16:30. Sembrerebbe che le condizioni vadano a migliorare, ma non lo so. Indipendentemente da quanto accadrà, il GP partirà a quell'ora", dice alle pagine sportive del Daily Mail.

L'imposizione è quella tipica del personaggio: "Se volete correre bene, altrimenti va bene uguale. Non c'è nessuno che può puntare una pistola alla testa degli altri. Stava a loro scegliere. Se fossi stato nelle retrovie in griglia avrei potuto decidere che non ne sarebbe valsa la pena, perché era drammaticamente pericoloso", prosegue Ecclestone. Fa specie leggere certe dichiarazioni, vista la storia del personaggio. Libertà di scegliere se partire o meno? Sarebbe stato curioso assistere alla scena e scoprire le conseguenze, alcuni anni fa.

Lewis ha ragione

"Se avessi voluto ottenere dei punti per la squadra e per me stesso, avrei potuto pensare di andare avanti. Ciascuno può prendere le proprie decisioni, non è come in Afghanistan. Abbiamo corso in condizioni peggiori di queste in Belgio, senza fermare la gara".

Un Ecclestone concorde con la visione di Lewis Hamilton, sul dato economico legato allo svolgimento o meno del Gran Premio. "Sono d'accordo con Lewis, non mi capita spesso di esserlo ma stavolta ha ragione".