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Max Verstappen

Sempre in controllo, sempre veloce, sempre dando l'impressione di essere imbattibile. Zandvoort era una novità e per questo un'incognita per tutti, ma ci ha messo poco a farlo diventare il suo fortino. Non ha indugiato alle spalle di Bottas, non lo ha fatto nel traffico dei doppiati, guadagnandosi l'appellativo di “Mosé” secondo Lewis Hamilton. Ora Max è di nuovo davanti a tutti nel mondiale dopo essersi messo alle spalle le due devastanti trasferte di Silverstone e Budapest. E' lunga, ci sono ancora molte gare e tante insidie, e poi alla fine i punti di vantaggio sono solamente 3: troppo poco per cantare già vittoria. Lui si guarda bene dal farlo, però è in fiducia e questo lo si capta anche dal modo in cui va in pista, dal modo in cui attacca. Avvolto sul podio nel mantello con i colori della sua bandiera, è sembrato Superman nei festeggiamenti dopo esserlo sembrato per tre giorni in pista. Un minimo di pressione forse l'ha sentita, ammettendo che “le aspettative erano alte, e quando è così non è mai facile essere all'altezza”, ed è il contro di quando hai un autodromo tutto per te. Ma averne di preoccupazioni così, se poi il colpo d'occhio è quello di Zandvoort: in questo senso simpatico Alonso nel dire via radio “scommetto che ha vinto Max”, una volta tagliato il traguardo e udito il boato dell'autodromo. Adesso Monza, tappa da affrontare con la massima attenzione: per un motivo o per un altro, l'olandese in Brianza non è mai andato sul podio.

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Lewis Hamilton

Sconfitto, ma a testa alta. L'ultimo a mollare della banda Mercedes, in un modo che ormai fa quasi ironia: quando dal box provano a gasarlo lui fa il complicato, quando è il box a mollare è lui invece a gridare che bisogna crederci, come se dovesse fare l'alternativo a tutti i costi. Ha provato a tirare dal primo all'ultimo metro, sfiorando il colpaccio al sabato quando 38 millesimi di troppo gli hanno precluso una pole position che avrebbe cambiato completamente volto al weekend. La Mercedes non è stata esente da errori, giocarsi meglio le carte nella fase dei pit-stop gli avrebbe dato qualche piccola possibilità in più rispetto alle pochissime che aveva una volta sfilato alle spalle di Max dopo la prima curva. Leadership persa, ma segnale di grande forza: non ha mollato fino alla fine, ci ha provato in un fine settimana in cui aveva perso tutta la seconda sessione del venerdì per un guasto alla sua macchina. Adesso Monza, una pista che gli piace e sulla quale le cose potrebbero andare diversamente: Lewis ci crede.

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Pierre Gasly

Una parola: bravo. L'AlphaTauri, visto che l'apprendistato di Tsunoda sta durando più del previsto, è disperatamente attaccata a lui per fronteggiare Alpine ed Aston Martin nella corsa al 5° posto in classifica Costruttori. Pierre ormai è una certezza, ripaga sempre il lavoro della squadra con prestazioni mai sottotono e soprattutto concretizzando sempre o quasi il potenziale della macchina. A Zandvoort non un errore in tre giorni, tanta consistenza e soprattutto tanta, troppo velocità per la Ferrari per andarlo a prendere. E tanta gestione della gomma senza calare il ritmo, un qualcosa che ha preso in controtempo il Cavallino, convinto che anticipando così tanto la sosta (giro 24) poi Pierre avrebbe avuto difficoltà a coprire i restanti 48 giri con la mescola media. Invece il francese ha gestito il treno di gomme alla grande, respingendo i tentativi di rimonta di Leclerc che, pur calzando la dura, aveva delle coperture più fresche di dieci passaggi. Invece la SF21 numero 16 è rimasta a debita distanza, 4”992 sul traguardo a certificare quello che, podio di Baku a parte, è stato il miglior risultato stagionale di Gasly.

Gasly: "Zandvoort pericolosa, ma io volavo!"

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