Shanghai 2006 è più di una gara. E'  una cartolina carica di nostalgia, un biglietto d'addio, è la 91° sinfonia. L'ultima, per la precisione. Ed è stata anche una meravigliosa illusione per il popolo ferrarista, che quella domenica mattina aveva creduto che sì, che Michael Schumacher, nel suo commiato cominciato subito dopo il successo di Monza, potesse regalare l'ultima, grande impresa della carriera con l'ottavo titolo iridato.

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Che sorpasso a Fisico

Ebbene sì, sono passati 15 anni dall'ultima vittoria di Michael Schumacher in Formula 1, avvenuta in data 1 ottobre 2006. Quella che resta come un'incisione in una carriera leggendaria, l'ultima fiaba di una mitragliata di vittorie cominciata 14 anni prima, a Spa 1992. C'era un mondiale in ballo, c'era Michael Schumacher contro Fernando Alonso. Un Alonso che all'alba di quella domenica partiva in pole, sul bagnato, condizione che alle Bridgestone di quella Ferrari faceva orrore. Michael ci aveva messo del suo, come sempre sotto l'acqua: in qualifica era stato l'unico a salvare la faccia al gommista nipponico, l'unico a calzare Bridgestone tra quelli in top ten. Ma quella domenica l'acqua c'è ancora e così Alonso e la Renault, dopo aver subìto una rimonta incredibile nel corso del campionato, possono di nuovo allungare a tre gare dalla fine. Piove al via e Michael sa che deve soprattutto contenere i danni, anche se il -2 in classifica, in quelle condizioni, pesa tantissimo. Le Renault nei primi giri scappano, Michael ci mette un po' a passare le Honda; poi però la pista si asciuga, Schumi è il più veloce in pista e riprende le Renault mentre Raikkonen va ko con la sua McLaren. Qui la cronaca diventa leggenda, perché il tedesco sale in cattedra e nel pomeriggio grigio di Shanghai inizia a recuperare secondi su secondi; Nando va in crisi e si fa passare con un incrocio da maestro, mentre Fisichella diventa l'ultima carta dei francesi. Carta che Schumi mangia in un boccone non con una mano fortunata, ma con l'intelligenza del giocatore astuto: sfruttando le slick già calde, si butta dentro in curva 1 ben sapendo che Giancarlo, invece, quelle gomme le ha appena messe e uscendo dai box non può sentirsi subito a suo agio; la 248 F1 si butta all'interno, mette due ruote sull'erba e Schumi è già davanti senza che Fisico se ne possa accorgere. Il finale è un illusorio tentativo di recupero di Fernando Alonso, secondo e battuto per un mondiale che sembra tingersi di rosso. Michael ha vinto, per l'ultima volta in vita sua.

L'ultima è sempre speciale

Non c'è stato lieto fine dopo Shanghai. Il motore rotto di Suzuka, la furiosa e inutile rincorsa di Interlagos come ultimi scatti della carriera ferrarista di Schumi. La gioia di quella giornata - effimera, con il segno di poi - resta comunque un qualcosa di indelebile, perché vincere, soprattutto in quelle condizioni, è sempre speciale, ed a maggior ragione con il senno del poi l'ultima con il tempo assume un'aura quasi sacrale. Perché l'ultima vittoria ha solo un difetto: non puoi mai sapere che quella sia l'ultima davvero. Soprattutto se è l'ultima di una carriera, numeri a parte, irripetibile; una carriera che di rosso ha visto scrivere pagine indelebili, fiumi d'inchiostro andati via per narrare una sequenza incredibile di successi, vittorie, trionfi, tutti sinonimi utili per rafforzare il concetto di uno strapotere incredibile. Una pagina, Shanghai 2006, è roba da stracciarla dal libro, piegarla in quattro e portarsela nel cuore.