L'anno scorso la Turchia significò primo match ball, brillantemente messo a segno, per Lewis Hamilton. Stavolta invece di sicuro ad Istanbul non verranno assegnate corone, merito di un Max Verstappen che è tutta un'altra pasta rispetto a Valtteri Bottas. E così l'Istanbul Park, dodici mesi dopo, passa da essere possibile chiusura dei conti ad uno dei tanti crocevia di questa intensa stagione. Un crocevia più importante di altri, se la Mercedes deciderà di andare in penalità con Lewis Hamilton.

Hammer, il dilemma della Pu 4

Il succo della vigilia sta tutto qui, nello scoprire se il team campione in carica deciderà di montare o meno la quarta unità sulla vettura numero 44, una decisione che spedirebbe Lewis Hamilton in fondo alla griglia del GP Turchia. Sarebbe una Russia a parti invertite in sostanza, con la Red Bull e Max Verstappen ad avere loro, stavolta, la ghiotta possibilità di allungare. Senza sostituzione i due protagonisti del mondiale se la giocherebbero a viso aperto, con la Red Bull che dopo Monza e Sochi avrebbe a disposizione una pista migliore per esaltare le sue caratteristiche, ma questo non significa che la Mercedes partirebbe battuta. Montare la Pu numero 4 invece significherebbe partire sulla difensiva, sperando di riuscire in ciò che è riuscito a Verstappen a Sochi, con la rimonta fino al 2° posto dopo un finale convulso. Con ancora 7 GP da disputare, montare un motore fresco potrebbe essere un'esigenza per il 44 nel caso in cui le analisi di Brixworth suggerissero di intraprendere la strada della cautela nell'affrontare le ultime gare dal punto di vista dell'affidabilità.

Occhi puntati sul nuovo asfalto

Mister 100 vittorie, ovvero Lewis Hamilton, riparte comunque con due punti di vantaggio in classifica, assolutamente niente con ancora 7 GP da disputare. La prima di queste sette "finali", come va di moda oggi dire nel calcio, è un GP di Turchia che sì, è alla seconda (ri)apparizione dopo quella del 2020, ma con un asfalto completamente nuovo dopo la figura barbina della passata edizione. Un asfalto innanzitutto da verificare dopo essere stato trattato con acqua ad alta pressione. Questo intervento è stato fatto per aumentare la rugosità della superficie, e di conseguenza garantire un'aderenza maggiore. Potrebbe anche essere però che una rugosità maggiore porti ad un'usura maggiore, un aspetto da tenere in forte considerazione: la Pirelli ha scelto di portare una gradazione più morbida rispetto all'anno scorso (saranno in pista le mescole C2, C3 e C4) proprio per garantire un grip più elevato dopo l'edizione 2020, ma non è da escludere che l'accoppiata asfalto nuovo più mescole più tenere porti ad un consumo delle gomme elevato. 

Ad Istanbul c'è un po' di tutto

L'Istanbul Park, dal suo debutto in calendario nel 2005, è stato riconosciuto come uno dei progetti più riusciti da parte di Hermann Tilke. Una pista nata bene perché sorta rispettando la natura circostante, seguendone i sali e scendi, e dove è stato possibile inserire qualche sfida in più rispetto a tracciati nati completamente da zero in aree sconfinate ma piatte. Da qui, un tracciato che potremmo definire completo: ci sono tre lunghi rettilinei, non mancano le curve veloci (come dimenticare la stupenda curva 8 a quattro apici), ci sono tanti cambi di direzione (per di più in pendenza, cosa che impone ai piloti di tornare sul gas con il volante ancora girato) e nel tratto finale si registra la presenza di due chicane lente. Tutto questo richiede macchine ben bilanciate, reattive all'anteriore per gli inserimenti in curva ma con una buona motricità al posteriore. Le squadre dovrebbero andare verso un assetto aerodinamico piuttosto carico, ma anche l'assetto meccanico giocherà un ruolo fondamentale, soprattutto a seconda di come si presenterà l'asfalto dopo i trattamenti. Dunque, in conclusione possiamo dire che c'è una grande varietà di sfide ad Istanbul, con un assetto da preparare nei minimi dettagli: occhio anche alle altezze da terra, perché con un asfalto con pendenze anche questo è un aspetto di una certa importanza. 

Sainz, nuova Pu già in Turchia?

E' una F1 dove ci sono categorie, perché ci sono i primi della classe (Mercedes e Red Bull), e poi c'è il gruppo di mezzo, un gruppo dove stanno svettando McLaren e Ferrari. La mancata vittoria di Norris a Sochi ha impedito al team di Woking di fuggire in maniera forse definitiva verso il 3° posto nella classifica Costruttori, con la Rossa che vede questo traguardo distante 17,5 punti. La Turchia sarà l'ennesimo confronto per due squadre che quest'anno si sono scambiate il ruolo di terza forza con una certa continuità, anche se complessivamente c'è stato equilibrio. La McLaren farà valere la sua efficienza aerodinamica mentre la Rossa metterà sul campo il buon comportamento evidenziato nelle curve lente come risposta alle MCL35M. Parliamo di una lotta meno nobile rispetto a quella iridata, ma che sta offrendo comunque una battaglia degna di nota. Per il Cavallino la Turchia rappresenterà un buon banco di prova per la power unit aggiornata, con Leclerc che stavolta potrà disporre dell'unità nuova senza dover scontare penalità. Da questo punto di vista, il tracciato turco offre una verifica importante per i tecnici di Maranello, che potrebbero giocare la carta della nuova Pu sulla vettura di Sainz, costringendo il pilota spagnolo a partire dal fondo. Binotto in Russia aveva detto che Carlos avrebbe avuto la nuova unità il prima possibile, vedremo se ciò accadrà subito all'Istanbul Park.