F1 Austria, Pirelli indaga sul cedimento della gomma di Vettel

Un gran premio con temperature molto inferiori alle libere ha permesso diverse strategie. Non si conoscono ancora i motivi dell'esplosione della posteriore destra sulla Ferrari

Fabiano Polimeni

4 luglio 2016

Gomme protagoniste a Spielberg. Il Gran Premio d'Austria regala due fatti che hanno caratterizzato la domenica delle polemiche, quelle per il contatto all'ultimo giro tra Rosberg e Hamilton. Da un lato c'è un fattore che ha condizionato la corsa di tutti, un dato ambientale, ovvero, la temperatura dell'asfalto molto al di sotto dei valori con i quali si erano disputate le prove libere 3 e anche le qualifiche. Al sabato mattina, oltre 50° C avevano portato non solo il graining ma anche blistering sulla Mercedes di Hamilton. Le stesse qualifiche, dopo lo scroscio di pioggia, avevano visto il termometro raggiungere i 45° C in Q3.

Con queste premesse, ci si aspettava che la mossa Ferrari (e Red Bull) di qualificarsi in Q2 con gomme supersoft anziché ultrasoft potesse assicurare un importante vantaggio in gara. Ma il crollo termico è stato netto: 20 gradi circa, per una corsa disputatasi con l'asfalto tra i 28 e 26° C. Con i (pochi) riscontri delle libere, in Pirelli immaginavano la miglior strategia sulle due fermate ai box. Molto anticipato il primo stop, per quanti fossero partiti con gomme ultrasoft, più lunghi i piloti con le supersoft. In entrambi i casi, la gomma da gara, per arrivare al traguardo, sarebbe stata la soft. Ma le cose sono andate un po' diversamente, in particolare per la durata del primo stint con le Pirelli viola, scelte solo da Wehrlen, Perez e Kvyat, tra quanti qualificatisi fuori dalla top ten al sabato. 

C'è poi l'inspiegabile cedimento della gomma posteriore destra sulla Ferrari di Vettel. Seb ha sottolineato come sia mancata qualsiasi avvisaglia, qualsiasi degrado o innalzamento dei tempi che potesse suggerire una gomma a fine vita - d'altronde, Grosjean ha coperto 26 giri con la stessa mescola, a inizio gara -. «Stiamo svolgendo con Ferrari indagini approfondite sull’incidente al pneumatico di Sebastian Vettel per comprenderne la causa», si è limitato a commentare Paul Hembery. L'incidente di Vettel e il successivo ingresso della safety car ha permesso a Button e Grosjean di effettuare la sosta in regime di neutralizzazione - così come ad Alonso, Perez - nonché di dare un po' di respiro alle gomme di quanti erano su una strategia a una sosta.

«Tornando alla gara, la strategia pneumatici si è dimostrata cruciale, con una lotta serrata fino alla fine. I team hanno affrontato la gara con poche informazioni sui pneumatici, dopo le condizioni variabili avute nelle libere e in qualifica, per cui è stato fondamentale riuscire a sfruttare al massimo le circostanze mutevoli della gara», aggiunge il direttore di Pirelli motorsport. 

L'incidente Rosberg-Hamilton

Delle tattiche adottate in Austria, colpisce in particolare come Hamilton sia riuscito a percorrere ben 21 giri sulle ultrasoft, contro una previsione che dava il primo pit entro il decimo giro, scelta seguita da tanti: Hulkenberg - in grave crisi per il decadimento della mescola con banda viola - poi Bottas, Button, Perez e Rosberg. Nico con gomma morbida ha girato molto più rapido di Hamilton in testa tra il 10mo e 21mo passaggio, istante del pit di Lewis, mossa che gli ha consentito di scalare posizioni e proiettarsi al comando del gran premio.

L'esplosione della gomma supersoft di Vettel può aver suggerito alle Mercedes cautela, operando la seconda fermata. E qui si è avuto un altro momento chiave del gran premio: Hamilton via radio si interrogava della scelta di Rosberg, con le supersoft, opzione obbligata per Nico, senza più treni di gomme morbide. E' anche sulla diversità di compound che si è costruito il recupero nel finale di Hamilton. Da segnalare l'eccellente gestione della gomma messa in atto da Verstappen, Raikkonen e Grosjean, tutti con stint molto lunghi sulle Pirelli gialle: 56 giri Verstappen, 49 Raikkonen, 45 Grosjean (contro i 27 giri raggiunti da Nasr sulle supersoft e i 21 giri di Hamilton con le ultrasoft). 

Non ha azzardato l'unica sosta l'altra Red Bull, pure fermatasi appena 1 giro prima di Verstappen. Ricciardo è passato alle ultrasoft per un breve run finale, 11 giri, nei quali ha sopravanzato Button. Con macchina leggera e gomma nuova, miglior giro in 1'08"770 per il pilota australiano, contro l'1'10"309 di Hulkenberg - altro con le ultrasoft tra il 50mo e 64mo giro, momento del ritiro - e l'1'11"180 di Hamilton. Le supersoft vedono Rosberg chiudere con la miglior prestazione in 1'08"491, contro l'1'09"899 di Massa e l''10"2 di Bottas. Pur nella diversità di mescola nel finale rispetto a Rosberg, il miglior giro con le soft è sovrapponibile alle supersoft: 1'08"411. Per Raikkonen, 1'08"876, Rosberg 1'08"955.

Polemiche in casa Mercedes

Analisi GP Austria, emozioni mescolate

  • Link copiato

Commenti

Leggi autosprint su tutti i tuoi dispositivi