Formula 1 - Lambo 291: polvere di stelle

Formula 1 - Lambo 291: polvere di stelle

Ogni fine anno in trattoria a Modena Sud si riuniscono le ex maestranze di Lamborghini Engineering. Stavolta al centro della rievocazione è stata la sfortunata ma intensa avventura dell'ultima monoposto Formula 1 concepita da Forghieri. Con tante stuzzianti rivelazioni. 

2 dicembre

Una partenza strana e a singhiozzo

A fare da Virgilio in questo viaggio esclusivo, iniziatico e a ritroso nei meandri segreti e fascinosamente purgatoriali dell’esperienza Lambo F.1 è Marco Giachi, toscano, ingegnere, classe 1959, che al tempo era l’aerodinamico della fantomatica 291: «Con Larrousse la Lamborghini Engineering aveva trovato un bell’ambiente per iniziare la sua storia in F.1 e da lì venne naturale, forti del 3° posto di Suzuki nel Gp del Giappone 1990, di tentare il salto di qualità con una monoposto tutta nostra, da far gestire a altri». In particolare, il braccio engineering del Toro si appoggia come interfaccia agonistico alla neonata GLAS, che sta per Gonzalez Luna Associates, fondata dall’uomo di affari messicano Fernando Gonzalez Luna. Costui assicura di partire in chiave 1991 con un budget iniziale di 20 milioni di dollari, giusto per dare la prima spinta propulsiva al progetto globale. Il gruppo messicano fa sì capo alla famiglia Luna, ben vicina al locale presidente in carica, e comprende anche nella cordata il pilota di F.3000 Giovanni Aloi, neo-gloria nazionale figlio di Fauro, rappresentante per il Messico della Nuovo Pignone e con interessi nel campo petrolifero. Vi è poi una joint-venture universitaria, rappresentata da un certo non meglio identificato Celorio. In poche parole, i messicani partono con un entusiasmo incredibile e in men che non si dica saldano tutti i conti con la Lamborghini Enginnering fornitrice del progetto, dell’assistenza tecnica e responsabile dei test di sviluppo. Quindi la 291 s’avvia alla grande, con una serie di prove che vedono alternarsi in macchina oltre a Baldi per lo shakedown, il belga van de Poele e gli italiani Larini e Apicella.


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