MONZA. La Lamborghini del Grasser Racing Team di Mirko Bortolotti, Andrea Caldarelli e Christian Engelhart, ha vinto a Monza il primo appuntamento della Endurance Cup, il secondo della Blancpain Gt Series.

Un successo che richiama alla mente quello ottenuto due anni fa dalla Huracán del team austriaco, in quella occasione con l'altro italiano Fabio Babini, Jeroen Mul e Andrew Palmer.

Secondo posto sul circuito brianzolo per la Ferrari 488 Gt3 della Af Corse su cui si sono alternati Alessandro Pier Guidi, in qualifica autore della pole, Michele Rugolo e Pasin Lathouras, completando pertanto un podio per metà tricolore al termine di una gara ricca di imprevisti. Gara che ha avuto due via, dopo che al primo "start" lanciato una manovra di Guy Smith, che sfruttando la potenza della sua Bentley era riuscito ad inserirsi tra la Ferrari guidata da Lathouras e la Lamborghini di Ezequiel Perez Companc (scattata dalla seconda posizione di una griglia di 50 vetture), finendo tuttavia per toccare proprio la vettura dell'argentino che, girandosi in mezzo al gruppo, ha scatenato una carambola con conseguente bandiera rossa. 

Dopo una pausa per rimuovere i detriti sul rettilineo, alla ripartenza la Ferrari Smp Racing di Miguel Molina, che nel frattempo si era ritrovata al comando, ha preceduto lo stesso Smith, impegnato a tenere dietro la Lamborghini di Bortolotti, con la Huracán di Fabrizio Crestani (Orange 1 Team Lazarus) quarta e leggermente più distaccata.

A Smith è stata però quasi subito comunicata una penalità di 15" che l'inglese non ha scontato, prendendo così la bandiera nera. A questo punto la Huracán di Bortolotti, sempre vicinissima alla Continental Gt3, è subentrata seconda, con Crestani ancora saldamente terzo. Dopo la prima ora a portarsi in testa è stata proprio la Lambo del Grasser Racing Team su cui Andrea Caldarelli ha rilevato alla guida Bortolotti.

La Ferrari della Smp Racing, su cui è salito invece Victor Shaytar, ha perso una posizione attestandosi seconda a circa 10" dal pescarese. Subito dietro la Audi della Isr guidata da Filip Salaquarta, che ha rimontato dalla sesta fila di partenza. Quindi la Ferrari di Michele Rugolo e la Mercedes di Jimmy Eriksson. Sulla Lamborghini della Orange 1 Team Lazarus Crestani è stato invece sostituito dal neo-acquisto Nicolas Pohler, che ha avuto il suo da fare a tenere dietro l'altra Amg Gt3 di Daniel Juncadella, poi però a sua volta costretto a cedere strada alla 488 Gt3 di James Calado.

All'ora e mezza precisa, quest'ultimo ha passato anche Pholer, in precedenza rallentato da un leggero contatto con un doppiato. Dietro al tedesco Juncadella ha iniziato una lotta per il nono posto con l'altra Bentley di Andy Soucek. Rugolo nel frattempo ha iniziato a pressare maggiormente l'Audi di Salaquarda. Al 51° giro Pohler, dopo avere resistito a lungo a Soucek, è arrivato un po' lungo alla prima variante: un errore che ha permesso ai due piloti spagnoli (Soucek e Juncadella) di passarlo, scivolando così decimo, prima di cedere il volante a Gustavo Yacaman.

A 50' dalla fine quasi tutti hanno nuovamente effettuato la sosta ai box. Al comando è rimasta la Lamborghini del Grt con Christian Engelhart salito al posto di Caldarelli. Ottima la condotta di Davide Rigon, che ha superato la Audi di Clemens Schmidt portandosi secondo, a sua volta attaccato da Pier Guidi. Il vicentino è poi però scivolato quinto dietro alla vettura di Giancarlo Fisichella nei colori di Kaspersky.

Con la Lamborghini del team austriaco saldamente al comando, a 22' dalla fine è stato esposto il cartello di Full Course Yellow per rimuovere dei detriti dall'Ascari. Alla fine poco è cambiato, con Engelhart sempre in testa e Schmid più staccato secondo, impegnato a difendersi dagli attacchi di Pier Guidi. Un confronto che si è risolto a 6' dallo scadere del tempo, quando un cedimento ha costretto l'austriaco al ritiro. Terzo posto per la prima delle Mercedes, quella della Htp Motorsport che aveva dominato nell'apertura della Sprint Series a Misano, divida da Frank Perera e Maxi Buhk, per l'occasione affiancati da Jimmy Eriksson.