In BMW da oltre 30 anni, dal 1987, Klaus Frohlich lascerà l’azienda a fine giugno. E, da responsabile dello sviluppo che siede nel CdA del Gruppo, non le manda certo a dire all’indirizzo di Audi, nel commentare la decisione di chiamarsi fuori dal DTM senza preavviso, a fine anno.

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Una mossa che lascia la serie in grandi difficoltà, sulle quali Frohlich ammette: “Ci sarà sicuramente una pausa di riflessione e forse un’interruzione, però il DTM si è già fermato nella sua storia (tra ‘97 e ‘99; ndr) ed è tornato”.

A colpire negativamente Frohlich non è stata solo la scelta in sé della casa di Ingolstadt, ma anche l’assenza di un dialogo con gli altri partner della serie, cosa avvenuta al tempo della decisione maturata da Daimler.

Scelta antisportiva

“E’ stata una decisione che mi ha sorpreso e deluso. Non solo l’ho trovata incredibile ma anche priva di sportività, l’uscire senza parlarcene prima. Mi ha fatto saltare ed è qualcosa che non esiste. Abbandonando, Audi consapevolmente ha gettato la serie in una crisi esistenziale”, ha commentato nel corso di un’intervista al Suddeutsche Zeitung.

Un DTM che nei mesi scorsi aveva tratteggiato il futuro sul medio periodo, l’elettrificazione necessaria, un ibrido ad altissime prestazioni, conservando la riconoscibilità delle vetture. 

Come Audi, BMW è presente in Formula E, vetrina necessaria per i grandi costruttori rispetto alla quale, tuttavia, Frohlich puntualizza in merito alla rilevanza: “In realtà è un formato con silhouette identiche. E abbiamo già sperimentato in Formula 1 che è relativamente difficile colmare il gap esistente tra una monoposto da formula e un prodotto reale. Nell’immaginario collettivo restano le Alfa 155, le Opel Calibra, le Mercedes 190, oggi le BMW M4 e le Audi RS4.