I tempi e le procedure della giustizia sportiva faranno il loro corso, riesamineranno gli episodi di Lonato e la condotta sconsiderata di Luca Corberi nella finale del campionato del mondo KZ. FIA e ACI valuteranno come intervenire, nei confronti del pilota e non solo, visti i protagonisti coinvolti nella rissa successiva alla gara.

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Altri tempi ha la coscienza personale, di chi ha realizzato la gravità della propria condotta e decide di scrivere la parola fine sulla carriera sportiva. Luca Corberi ha parlato dai social, lunedì. Lo ha fatto per riconoscere le proprie colpe, in un lungo post su Facebook, nel quale scrive:

“Vorrei chiedere scusa alla comunità del motorsport per ciò che ho fatto. Non ci sono scuse per spiegare perché ho fatto un’azione tanto vergognosa, è qualcosa che non ho mai fatto nei miei 15 anni di carriera e spero davvero non verrà vista da parte di nessun altro in futuro.

Dopo la gara, quando sono stato convocato dai giudici sportivi, ho chiesto loro di ritirare la mia licenza perché ero pienamente consapevole dei miei errori irreparabili, però, come mi hanno spiegato, non hanno il potere di fare ciò, è scritto nei regolamenti internazionali, perciò vi prego di non essere contro di loro, hanno solo fatto il loro lavoro nel miglior modo possibile.

Per questo motivo ho deciso di non prendere parte a nessun’altra competizione nel motorsport per il resto della mia vita, è semplicemente la cosa giusta da fare e non un modo di fare giustizia da sé”.

La Federazione internazionale Kart, presieduta da Felipe Massa, ha avviato un’indagine sugli episodi avvenuti a Lonato, anticipando l’assunzione di decisioni severe.

Le scuse non sono abbastanza

Contribuisce a scrivere una brutta pagina del kart, Corberi, che all’attivo ha un campionato del mondo di KF3 nel 2012. La palestra dei giovani piloti, di formazione tecnica verso le categorie monoposto, dovrebbe essere anche palestra di formazione umana.

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“La mia famiglia è nel kart dal 1985, l’abbiamo visto crescere, abbiamo assistito alla parte migliore e peggiore. Quest’episodio verrà ricordato come uno dei peggiori nel nostro sport ed è qualcosa che non dimenticherò mai.

Non chiedo nessuna indulgenza, perché non la merito. Sarò pienamente d’accordo con la punizione prevista.

Scrivo oggi per chiedere scusa anche se non è abbastanza, perché dopo tutte le cose negative che sono accadute nel corso dell’evento, il peggio l’ho fatto io, un ragazzo che ama questo sport e dopo il giorno peggiore della sua vita ricorderà ancora i suoi bei momenti nelle corse.

Grazie”.

La posizione Tony Kart

Si conclude così il post di Luca Corberi, in un lunedì nel quale va registrata anche la comunicazione di Tony Kart, colori per i quali ha corso il pilota 23enne: “Il Tony Kart Racing Team, come noto attivo da decenni a livello internazionale, ha da sempre ancorato la propria attività, sia in pista sia fuori dalla pista, a saldi principi di correttezza, lealtà e sincera sportività, che ne hanno connotato  e sempre ne connotano i suoi tratti caratteristici, in tutte le categorie nelle quali si cimenta e come dimostrato da una variegata moltitudine di piloti che oggi animano tutto il mondo del motorsport, a più vari livelli, compreso quello professionistico e della Formula 1.

Per questi motivi non possiamo non declinare quanto è accaduto in pista e fuori, durante e dopo la finale del FIA Karting KZ World Championship 2020 presso il circuito South Garda Karting di Lonato, il 4 ottobre 2020, che non risponde ai canoni professati dal Tony Kart Racing Team.

Esprimiamo quindi solidarietà e vicinanza a tutte le persone e le realtà coinvolte nell’accaduto, assolutamente certi che il karting sia un’attività che insegna, con rigore, educazione e sacrificio, sin dalla giovane età, a rispettare e seguire tutte le regole di sicurezza e di correttezza, e certamente non solo in pista, che consentano di crescere giovani che saranno migliori non solo nel motorsport, ma anche e soprattutto nella vita”