È un momento di emergenza nel mondo NASCAR. Ma non dal punto di vista tecnico o sportivo, e nemmeno a causa del Covid, ma da quello “sociale”. Dopo la svolta antirazzista della categoria, con il supporto alle proteste di queste settimane da parte della comunità afro-americana per l’uguaglianza, ed il divieto di esporre bandiere confederate in pista (che richiamano la storia schiavista di alcuni stati e sono usate da frange estremiste), sono fioccate le critiche da parte degli "ultras" duri e puri, senza parlare delle polemiche sfruttare strumentalmente a livello politico.

Nessuno pensava però che l’odio per questa nuova direzione potesse portare a intimidazioni di tipo “mafioso”. L’unico pilota di colore della serie, Darrell "Bubba" Wallace, diventato volto e voce di un cambiamento d’atteggiamento nei confronti delle minoranze, si è infatti trovato un cappio penzolante nel box nel giorno della gara al Talladega Superspeedway. In altre parole, nella culla del motorsport del sud degli USA, in pieno Alabama, purtroppo anche a volte serbatoio di odio e iniquità. 

Wallace e il team Petty hanno trovato il cappio quando sono arrivati al box, e la NASCAR ha subito avviato un'indagine per identificare il responsabile. Per la categoria si tratta di una nuova criticità. Da una parte, la voglia di sganciarsi da un passato troppo legato ad ambienti intransigenti ed estremisti. Dall’altro il rischio di arrivare a una guerra aperta con i propri (ex) tifosi.