Helio Castroneves è ufficialmente nella leggenda. Il brasiliano, 46 anni di età, ha centrato nella 105a edizione della 500 Miglia di Indianapolis un successo strepitoso, il quarto, che lo mette alla pari coi più vincenti di sempre, leggende come Al Unser Sr., AJ Foyt e Rick Mears. Mandato controvoglia a correre nell'endurance da Roger Penske (ma comunque campione IMSA e vincitore di Daytona), il brasiliano si è preso la rivincita alla sua prima apparizione del 2021, con il team Meyer-Shank Racing. La sua Dallara-Honda è subito sembrata da tenere d'occhio, ma è stato dopo la metà gara che si è visto il potenziale, per la facilità con cui si spostava, e riusciva a ricucire i margini con gli avversari anche quando, facendo l'elastico, si staccava. Nel finale, si è trovato contro uno dei migliori giovani dell'IndyCar nella storia recente, Alex Palou. E nonostante lo spagnolo abbia rischiato di fagli lo sgambetto complice la scia di Rosenqvist, Castroneves ha tirato fuori artigli ed esperienza e se l'è mangiato. Prima l'ha passato con un attacco estremamente aggressivo all'esterno di curva 1. Poi ha giocato con altri doppiati che là davanti gli hanno dato la possibilità di dare lo "strappo". Comunque, va detto che Palou è stato eccezionale, e ora si è anche guadagnato un'ampio margine in vetta alla classifica, complici i problemi di Scott Dixon. Castroneves si è solo ricordato del 2014 e del 2017, quando aveva perso contro Ryan Hunter-Reay e Takuma Sato, e ha agito di conseguenza. L'esperienza, appunto.

Grande festa dopo il traguardo

Dopo il traguardo, la fila di chi gli voleva fare i complimenti era infinita. Mears, Foyt, Unser, ma anche Mario Andretti, e proprio colui che lo aveva "pensionato", Roger Penske. Ma anche i tifosi, 130.000 che hanno parzialmente riempito le tribune, ancora dimezzate per il Covid. Dopo che, come da sua tradizione, ha scalato le reti, dall'altra parte centinaia di persone hanno fatto la stessa cosa. Un sogno anche per Michael Shank, che pezzo dopo pezzo ha costruito il proprio team, e come pedina vincente oltre al supporto di Andretti, ha avuto la provvidenziale chiamata a Helio. L’ultima volta, a conquistare la “quarta” era stato Rick Mears, ex spotter di Castroneves dal Capitano. 

L'elenco dei delusi

Tanti, come sempre, i delusi. Scott Dixon è il primo, tagliato fuori dalla sfortuna. E nient'altro. Quando Stefan Wilson al giro 33 è finito nel muretto della pit-lane, il neozelandese, come del resto Alexander Rossi, non era ancora rientrato per la sua prima sosta trovandosi a corto di carburante. Come da regolamento, ha potuto fare uno splash "di emergenza", dovendosi ri-fermare in seguito, ma è andata perfino peggio di così. Sia Dixon che Rossi sono rimasti totalmente a secco, richiedendo un intervento dei meccanici per far ripartire le vetture. Sotto di un giro, Dixon si è sdoppiato ma ha chiuso lontanissimo, diciassettesimo, nonostante fosse stato indiscutibilmente il più forte in libere e qualifiche. Davanti a lui Colton Herta, che ha perso terreno dopo le prime fasi e ha cercato una strategia rischiosa, non andata a buon fine. Lo stesso dicasi per Josef Newgarden, arrivato dodicesimo, e Takuma Sato. Il giapponese, a sei passaggi dalla conclusione, era primo, ma si è trovato col serbatoio vuoto. Con una caution avrebbe potuto fregare tutti, ma di caution, nella Indy 500 più veloce della storia a oltre 300 chilometri orari, non ce ne sono state molte. Anzi, per la precisione, solo un'altra, quando Graham Rahal è stato mandato fuori dai box con una gomma non avvitata. Gran botto il suo e grande spavento per Conor Daly, colpito a sua volta da una ruota. Per entrambi nessun problema fisico, e Daly ha potuto finire tredicesimo.

I piloti traditi dai freni

In una gara che ha visto molti piloti andare nei guai nel rallentare per i box, col pedale del freno che andava a fondo, Will Power ha messo fine alle sue speranze con un trentesimo posto, anche se aveva già avuto problemi con la sua vettura sin dal pre-gara. Non è stato destino. Tra quelli mandati in crisi dai freni anche Simona de Silvestro, Ryan Hunter-Reay e Scott McLaughlin. Quest'ultimo è stato per lunghi tratti il migliore del team Penske, risultando poi il rookie top della gara contro Pietro Fittipaldi.

L’ordine d’arrivo della 105a Indianapolis 500:

1 - Helio Castroneves (Dallara-Honda) - Meyer Shank - 200 giri
2 - Alex Palou (Dallara-Honda) - Ganassi - 0"4928
3 - Simon Pagenaud (Dallara-Chevy) - Penske - 0"5626
4 - Pato O’Ward (Dallara-Chevy) - AMSP - 0"9409
5 - Ed Carpenter (Dallara-Chevy) - ECR - 1"2424
6 - Santino Ferrucci (Dallara-Honda) - RLL - 9"0876
7 - Sage Karam (Dallara-Chevy) - DRR - 13"4359
8 - Rinus VeeKay (Dallara-Chevy) - ECR - 14"2415
9 - Juan Pablo Montoya (Dallara-Chevy) - AMSP - 14"8808
10 - Tony Kanaan (Dallara-Honda) - Ganassi - 15"4428

Il campionato

1. Palou 248; 2. Dixon 212; 3. O'Ward 211; 4. Pagenaud 201; 5. VeeKay 191.