Cristoforo Colombo l'America la scoprì per caso, convinto come era di essere giunto in Asia. Alex Palou invece l'America l'ha conquistata perché lo voleva e perché era convinto che fosse, dopo le esperienze in Europa ed in Giappone, la terra giusta per un'affermazione definitiva. Là, a Long Beach, Alex Palou Montalbo ha avuto la certezza di aver avuto ragione: è lui il campione della IndyCar 2021.

Long Beach: ad Herta la gara, a Palou il titolo

Long Beach il teatro del successo

Alex è il primo spagnolo ad imporsi nella serie americana ed il più giovane dall'unificazione tra IRL e Champ Car del 2008. Ci è riuscito in una seconda stagione in IndyCar partita fortissimo con la vittoria in Alabama e proseguita con una presa di consapevolezza crescente nel corso delle gare, quindi l'apparentemente pazza idea di vincere il titolo nel primo anno con Chip Ganassi è diventata a poco a poco un'idea sempre più concreta, un sogno che ha preso le forme e le dimensioni del pomeriggio di Long Beach, quando il ko di Pato O'Ward, fierissimo avversario di questo 2021, ha messo in discesa una giornata che era già partita con i favori del pronostico. Da lì in poi è stata soprattutto gestione, ma prestate attenzione a questa parola: Alex aveva tutto da perdere, ed anche se la situazione di classifica gli sorrideva, in pista era lui quello che aveva addosso l'ansia del risultato e la pressione del favorito, condizioni in cui non è mai facile correre. L'unico brivido lo ha avuto in quel leggero contatto dovuto all'ingorgo dell'ultima curva, proprio quando O'Ward è stato mandato in testacoda. Da lì in poi, è contato soprattutto non sbagliare per negare a Newgarden la già remota possibilità di rubargli lo scettro di campione 2021.

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Giorni vicini e lontani

Qualche mese fa Alex aveva parlato con noi, e si era dimostrato uno con le idee molto chiare: “Voglio vincere il campionato quest'anno, ma tra dieci o venti anni mi vedo ancora qui, a battagliare per vittorie e titoli”, aveva detto prendendo come esempio Scott Dixon, illustre compagno di squadra che è un'eminenza nelle corse a Stelle e Strisce. Un compagno di squadra tosto ma anche uno da cui prendere spunto, imparando in seno ad una squadra che lo ha messo nelle migliori condizioni possibili. Un po' come la Monaco Increase Management, la società dell'italiano Salvatore Gandolfo che ha preso lo spagnolo classe 1997 sotto la sua ala protettrice per condurlo, con il proprio appoggio, ad un titolo che Palou ricorderà per il resto della vita. I ricordi di Sant Antoni di Vilamajor, piccola cittadina catalana in cui Alex è nato, sembrano al tempo stesso vicini e lontani: sembra ieri che il piccolo Alex, nel tragitto tra scuola e casa, osservava con occhi luccicanti i ragazzini che giravano sulla prima pista di kart vista in vita sua, ma al tempo stesso è facile ricordare la lunga strada che da un comune di meno di 4000 anime lo ha condotto sul tetto d'America.

 

Europa, Giappone, America

Questo perché la carriera di Alex è stata tutta da vivere: i primi passi sulla pista di casa, poi l'Italia per imparare l'arte del kart, quindi il passaggio in monoposto e le gare in Europa prima del passaggio, non facile ma formativo, in Giappone, in un Paese che gli è rimasto nel cuore. Infine lo sbarco in America, che differentemente da Colombo è stato voluto e cercato, non trovato per caso: e l'aver scommesso su stesso per poi dirsi allo specchio di aver avuto ragione, è la vittoria più bella che ci sia.

La nostra intervista ad Alex Palou