Adesso è ufficiale: Alessandro Zanardi torna a correre in automobile. Prenderà parte al campionato Blancpain con la BMW Z4 GT3 del team Roal di Roberto Ravaglia. Una macchina realizzata con l’appoggio ufficiale della casa madre BMW e modificata nel volante e ella pedaliera per le esigenze di Zanardi. La categoria in cui correrà Zanardi è la nuova serie Sprint del campionato Blancpain, che si affianca alle 3 ore Endurance ma si corre su un calendario diverso. Le macchine sono le stesse GT3 della serie Endurance ma essendo la gara di tipo “Sprint” durerà soltanto un’ora e quindi parteciperà un solo pilota. Questo permette a Zanardi di correre alla pari degli altri senza dover essere soggetto al problema del pit stop e cambio pilota a metà gara che sarebbe svantaggioso per lui. Il campionato Blancpain GT Sprint Series, basato su sette gare, partirà il 21 aprile da Nogaro in Francia. Poi si correrà a Brands Hatch, Zandvoort, Bratislava, Portimao, Zolder, per finire con la gara di Baku, in Azerbaigian. Purtroppo non è prevista una tappa in Italia. “Non so dire quanto sia contento che uno dei più grandi eroi nella storia di BMW Motorsport torni a correre su una delle nostre macchine - ha detto il direttore di BMW Motorsport Jens Marquardt - dal punto di vista umano e sportivo Alex è un modello per tutti noi”.   Di seguito pubblichiamo un’anteprima dell’intervista esclusiva che Zanardi ha rilasciato ad Autosprint sul proprio ritorno alle corse, intervista che potete leggere integralmente sul numero di Autosprint in edicola da martedi 21 gennaio. - Torni alle corse dopo 4 anni di assenza. Perché proprio nel Trofeo Blancpain Gt3? «È difficile da spiegare, ma questa decisione è la diretta conseguenza del test che avevo fatto nel 2012 al Nurburgring con la Bmw M3 Dtm. In quella occasione, mi ero trovato subito a mio agio con quella vettura, sebbene fosse la prima volta che la guidassi. Molto di più a mio agio di quanto non mi fossi mai trovato in sei anni di gare con la Bmw 320 turismo versione Wtcc. Mi sono subito accorto che riuscivo ad imporre alla macchina quello che volevo e nello stesso tempo capivo subito di cosa quella vettura avesse bisogno. Riuscivo ad aiutarla meglio di quanto non fossi riuscito a fare in tutti gli anni trascorsi alla guida della 320 Turismo. Mi è parso subito chiaro, che con più potenza, con gomme più larghe e con una grande ala che generava tanta deportanza, quelle caratteristiche di guida che mi avevano aiutato a primeggiare in Indycar, come per incanto erano tornate a fare la differenza. Dopo pochi giri con la Bmw Dtm, non mi sembrava di essere inattivo da tre anni, ma anzi il feeling era migliore rispetto alla 320 che aveva guidato per sei anni». - Il test del Dtm però è stato sufficiente a farti capire che la guida in punta di dita del Wtcc in parte ti aveva un po’ stufato, che Zanardi è sinonimo di guida aggressiva. Che con più potenza, più aderenza e più carico aerodinamico, tutto ti riesce più facile e più divertente... «In parte sì, del resto le vetture Turismo del Wtcc richiedono uno stile di guida davvero atipico, direi diverso da tutto il resto. Il segreto è frenarla, bloccarla e farla ripartire: di fatto manca la velocità di percorrenza curva. Inoltre le gare sono troppo corte: appena 60 km, a Brno solo 11 giri. Il minimo sbaglio e non c’era più il tempo per recuperare. Pensare che in Indycar ho ottenuto le mie vittorie più belle sempre con rimonte che sembravano disperate, anche con 2 giri di distacco, a volte era abbastanza frustrante. Ma complessivamente di quella categoria turismo ho degli ottimi ricordi. Senza la Bmw, il team di Roberto Ravaglia e il programma Wtcc non sarei mai riuscito a tornare a correre. E chi ci pensava che fosse possibile, quando mi ero ritrovato senza gambe!»... Il resto dell'intervista, in cui Zanardi racconta perché questa Z4 la sente più adatta al suo stile di guida della BMW del Wtcc e, come suo solito, un'interessante disamina sui problemi della F1, la trovate su Autosprint n.3 in edicola da martedi 21 gennaio. Guarda il VIDEO di Zanardi zanardi-2